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Casini, "star", a Palermo

"Il caso Lombardo non è
una prova generale"


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pierferdinando casini, udc, Politica
La miglior difesa è l’attacco. Lo sa bene Pierferdinando Casini, questa mattina per la prima volta in Sicilia dopo la rottura con i ‘dissidenti’ del Pid. Il leader Udc sa bene che l’abbandono da parte di Cuffaro, Maira, Mannino, gli costerà nella cattolicissima isola decine di migliaia di voti. Forse proprio per questo ha aspettato di avere una nuova squadra da presentare, prima di fare ritorno in Sicilia e, magari, proprio per questo le sue prime parole sono rivolte ai nuovi compagni di strada. “Ringrazio i parlamentari presenti – dice – tutto procede come previsto e sono sicuro che quando faremo il conto dei saldi, si vedrà che abbiamo lavorato bene”. Inizia così il ‘Pierferdinando Casini one man show’, questa mattina in una conferenza stampa all’Ars. Il leader Udc è stato preceduto dal senatore Gianpiero D’Alia che ha presentato il nuovo gruppo centrista in sala d’Ercole, che sarà capitanato da Giulia Adamo. Insieme a lei, la nuova squadra siciliana di Casini sarà composta da Marco Forzese, Giovanni Ardizzone, Mario Parlavecchio e Orazio Ragusa. Dopo la comunicazione di servizio di D’Alia, la parola torna immediatamente a un Casini che oggi indossa, insieme all’elegante camicia bianca abbinata alla giacca e alla cravatta scure, la maschera carismatica di una rockstar. Casini abbonda con le battute, elargisce sorrisi, si infastidisce solo davanti a qualche consigliere comunale che fa la magra figura di accostarsi alle sue spalle per rubare un passaggio davanti le telecamere. Parla a ruota libera, dal governo Lombardo, alla Fiat di Termini Imerese, senza dimenticare un saluto agli amici del Pid. “Non ci interessa guardare al passato – ha detto Casini – noi non abbiamo nemici e, al contrario, auguriamo buon lavoro agli amici del Pid. L’Udc, e nel dirlo mi rivolgo al Pd e al Pdl, sta vedendo realizzarsi gli scenari anticipati due anni fa: già da allora, infatti, ci eravamo detti contrari al bipartitismo e al bipolarismo che, a nostro avviso, avrebbero consegnato il Paese nelle mani di Bossi e Di Pietro. Per questo oggi diciamo che non andremo né col Pd, né col Pdl, ma ci presenteremo agli elettori da soli. Il contrario significherebbe, nel momento in cui si realizza quello che avevamo anticipato, scegliere con chi allearci tra i due perdenti”.

E ancora, Casini interviene sul ‘caldo’ dibattito mediatico che ruota attorno alla Fiat e alle dichiarazioni di Marchionne “Termini Imerese è in cima ai nostri pensieri – dice – ma Marchionne non va demonizzato. Anche se la Fiat ha ricevuto ingenti contributi dallo Stato, ha cento ragioni, come quando parla di perdita della competitività in Italia o degli stranieri che non investono nel nostro Paese. Dice cose sacrosante, non riesco a dargli torto. Bisogna rendersi conto della realtà, altrimenti la Fiat chiude le saracinesche delle fabbriche e va in Serbia”.

Sul governo regionale, infine, Casini precisa: “la giunta tecnica varata da Lombardo non è la prova generale di nulla. Lombardo è stato eletto dai siciliani e deve governare”. E proprio sulla scorta di queste ultime parole, qualcuno in sala stampa chiede a Casini come mai l’Udc abbia prima sostenuto la candidatura di Lombardo e poi, dopo essere stato buttato fuori dal governo, sia rientrato nell’esecutivo del leader Mpa. Casini sorride, abbassa lo sguardo e risponde: “più che cambiare Lombardo, è cambiata qualcosa all’interno dell’Udc – sorride di nuovo, questa volta con una malizia che tradisce le buone intenzioni professate nelle precedenti dichiarazioni – mi auguro che ve ne siate accorti”. Infine un passaggio su un punto dolente: "Mi auguro che Totò Cuffaro (condannato per favoreggiamento alla mafia), che è un mio amico, dimostri la sua estraneità in Cassazione alle accuse che gli sono state mosse. Prima della politica esistono altri valori: l'umanità, l'amicizia e l'affetto. Il fatto che Cuffaro e i suoi amici abbiano intrapreso altre scelte, ciò non fa cambiare di un millimetro le mie posizioni".


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