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Speciale sindaco

Rimpiangere Diego?


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, Cronaca
Forse un giorno rimpiangeremo Diego Cammarata, il peggiore sindaco di Palermo dell'era contemporanea. Tolto di mezzo lui, non avremo più scuse. Dovremo specchiarci e  riconoscerci come i peggiori palermitani dell'era contemporanea. Il sindaco è la faccia di una città. Quando è invisibile, si assottigliano per dissolversi i volti, le storie e le responsabilità di tutti. Vuoi mettere un primo cittadino fantasma? Di conseguenza, che pacchia! Cittadini con la coscienza trasparente come il lenzuolo di uno spettro. Anzi, nemmeno cittadini ché la qualifica prevederebbe l'esistenza di una comunità sociale fondata su un patto. Nomadi della munnizza. Monadi dello sfacelo. Ognuno confuso e felice di amministrare il suo angolo di sporcizia. Lieti perché ci hanno tolto la voglia di guardare fuori dalla finestra. E la città non più una città. E' un accampamento.  E' un teatro di guerra, attraversato da reticolati nemici. Non si sappia allo Zen ciò che accade al Politeama. Zen e Politeama, due stati diversi con possibilità di sconfinamento il sabato sera. Sì, sconfinate pure, ragazzi. Tanto poi ognuno torna a dormire nella sua cuccia, nel suo giaciglio d'identità.

Il sindaco che verrà potrebbe essere fastidioso. Una lisca di pesce in gola. Una pietruzza tra i denti. Potrebbe chiederci di rispettare i luoghi, di non parcheggiare nei passaggi dei disabili. Potrebbe pretendere dignità e comportamenti civicamente corretti dai suoi amministrati. Addirittura - iddio lo fulmini - potrebbe tentare di rendere Palermo bellissima. E ci toglierebbe per sempre la bruttezza dal cuore: l'alibi pubblico delle nostre scelleratezze private, la coperta di Linus. Sì, Diego, forse un giorno ti rimpiangeremo. Quando saremo costretti a svegliarci per non affondare davvero. Quando scopriremo, a nuove elezioni consumate,  che tu, per due sindacature, sei stato noi, la nostra ignavia, la nostra incapacità. E che noi siamo stati te. A tua immagine e somiglianza. Ti abbiamo eletto e odiato, Diego Cammarata. Abbiamo odiato noi stessi.


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