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Il Cska espugna il "Barbera"

Il Palermo stavolta russa


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E' l'altra faccia dello scintillante Palermo che conosciamo. Finché giocano i mastri cantori di primo piano, l'orchestra regge ed esprime la sinfonia delle meraviglie. Con i meno gallonati nel golfo mistico rosanero,  i fiati risultano corti, le percussioni non bastano. Vincono gli altri. Lo sapevamo.
Col Cska si è visto, Palermo cambiato: Pastore nella zona del fosforo,  Hernandez e Big Mac in avanti, il tardivo Goian a fare sfracelli - a vantaggio degli altri -in difesa. Centrocampo con poco costrutto senza Bacinovic (che in Eurolandia non ci sarà mai), né Liverani.

Eppure i rosa ci hanno provato, sono stati in partita con ordine e metodo per un po'. Il Cska del tanto decantato Vagner Love (sotto le treccine poco o nulla. Va bene: ci sta antipatico) è una squadra col pelo sullo stomaco, una ciurma di veterani che ne hanno sopportate di cotte e di crude. Ha giocato al gatto col topo, si è concessa il lusso di sbagliare un rigore, dopo la sfuriata iniziale del Rossi-team, con un imperdonabile e spuntato Hernandez e Maccarone fermato a un passo del gol per un fuorigioco mai esistito. Inesorabilmente, la squadra russa ha colpito. Testa di Doumbia, Benussi - già bravo a sventare un tiro dagli undici metri da lui stesso procurato con una uscita improvvida - nulla ha potuto. La tattica mobile del Cska (esterni assai elastici dal 4-4-2 al 4-2-4) ha costruito sul golletto la sua paziente tela vittoriosa.

Nel secondo tempo, ancora Doumbia ha raddoppiato, guizzando tra le belle statuine rosanero. Terzo gol di Nedic, dopo l'espulsione di Pastore per un applauso di troppo a un arbitro comunque scarso e indisponente. Caldo saluto finale del bel pubblico rosanero ed Europa in bilico. Non si può vincere contro i più forti, schierando i più deboli. E' la dura legge del gol.


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