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Se io fossi sindaco, Davide Faraone

"Basta con Orlando
Adesso tocca a me"


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Davide Faraone, questa storia che lei vuole fare il sindaco di Palermo era una provocazione, un amo, una sfida che spetta ad altri raccogliere?
“No, io voglio diventare il sindaco della nuova Palermo, davvero”.

E come vincerà nella roccaforte del centrodestra?
“Il centrodestra ha partorito il disastro Cammarata. Vogliamo continuare a soffrire?”.

(Pausa e carte in tavola. Tra l'onorevole Faraone, consigliere comunale e deputato all'Ars, e chi scrive intercorre una affettuosa e antica amicizia. Che possa essere pure un buon sindaco è altra questione, il tema dell'intervista).

Onorevole, partiamo dal Pd regionale.
“Mmmmm”.

Che? Muccheggia?
“Ho l'impressione che non si stia governando la svolta per come era stato promesso”.

Ma come, il presidente Lombardo non basta a garantirla?
“Noi dovremmo incalzarlo di più, contare di più. Mi fermo qui”.

Giusto, disciplina di partito. Bella la trovata di don Puglisi, bravo...
“Cioè?”

Lei si sta intestando la battaglia laica della beatificazione del prete martire di Brancaccio. Per la serie: che si deve escogitare per candidarsi a sindaco e pescare tra i cattolici.
“Io ci ho sempre creduto. Non c'è solo l'aspetto religioso. Saremmo al cospetto di un segno di speranza per tutti, è ciò che mi interessa”.

Vado con la cattiveria?
“Vada”

Taluni affermano che lei sia eterodiretto da suo padre Rosario, sindacalista e testa fine. E' lui il suo ispiratore?
“Cioè io sarei un guscio vuoto?”.

Sì.
“Lei è d'accordo?”.

Risponda.
“Mio padre nemmeno sapeva che ero pronto a candidarmi a sindaco. Le ho risposto?”.

Dunque lei si candida?
“Io sono già candidato. Decideranno le primarie”.

Leoluca Orlando potrebbe correre ancora?
“Secondo me sì, gli piacerebbe e ci proverà”.

Che ne pensa, Faraone?
“E' stato un sindaco straordinario, Orlando”.

E' stato.
“La scelta del tempo non è casuale”.

Altri sostengono che lei sia troppo giovane per sostenere il ruolo del sindaco.
“E qui mi inalbero. Sono gli stessi che si lamentano perché i giovani restano indietro. Aria nuova, ci vuole, un linguaggio nuovo. Siamo portatori di un vento diverso, in una città invecchiata e decrepita”.

Lei cosa farebbe da primo cittadino?
“Primo snodo: separare il lavoro dall'assistenza. Il Comune non è lo stato sociale. E sarei il sindaco di tutti, non del centrosinistra. Tenterei di favorire la nascita di una classe dirigente complessiva, in vari rami. Palermo ne ha bisogno. Abbiamo bisogno di gente che sappia misurarsi con temi complessi, senza schemi sorpassati”.

A destra?
“Vorrei che utilizzassero un metodo democratico di selezione. Cammarata risulta un disastro anche perché viene designato dal potente di turno. E' stato un veicolo di favori e appetiti, l'attuale sindaco. Ora è comodo per i suoi accoltellarlo”.

Lei nemmeno è tenero.
“Io sono all'opposizione. Diego Cammarata è un uomo che sta male in un posto che non desiderava. Desidera fuggire, piuttosto. Non escluderei drastiche interruzioni di mandato”.

Faraone, candidato del centrosinistra...
“Si farà?”

Che cosa?
“Il centrosinistra”.

E lo chiede a me?
“Io sento puzza di Dalemone”.

Cioè?
“Di inciucio”.

Alla Regione già ci siamo.
“Sa qual è il problema dei Dalemoni, anche dei più brillanti?”.

No.
“La gente non li capisce e non li apprezza”.

Cosa teme?
“Per ora per le primarie è presto, poi sarà tardi... Temo un bell'accordo trasversale, con una fetta del Pd, per votare il moderato in lizza, magari uno presentabile della giunta Cammarata. Come potrei sostenerlo senza perderci la faccia?”.

Lei che faccia propone?
“La mia, nel bene e nel male”.

La sua giunta eventuale?
“Dieci assessori, cinque uomini e cinque donne”.

Chi sarebbe il vicesindaco?
“Non gliel'ho ancora chiesto, ma...”.

Ma?
“Antonella Monastra, una persona in gamba”.


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