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Don Pino Puglisi

Non fatene un martire


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don pino, puglisi, rosario
Con calma, quando il mantello papale ha già deposto la sua scia di benedizioni, possiamo scriverlo: non fate di Padre Pino Puglisi un martire, non beatificatelo. Ci sono ottimi motivi e ottime persone in buonafede dietro la spinta che vorrebbe diventare una formidabile forza di propulsione per proiettare Don Pino nell'alto dei cieli della gerarchia cattolica. E forse hanno ragione gli uomini sinceramente in buonafede quando invocano la presenza di un co-patrono per Palermo. Rosalia non basta. Oltretutto, dalla montagna è difficile scendere in città, le navette - dicono - scarseggiano.

Massimo e affettuoso rispetto per gli apostoli di Don Pino, dunque. C'è spazio per una riflessione diversa? Padre Puglisi beato diventerebbe un San Sebastiano della mafia, un martire gioioso che - come tutti i martiri - agogna la sua morte. E invece amava di più la vita, anche a Brancaccio.  Sarebbe una santa pecorella in più nel gregge, un esempio luminoso e altissimo. Troppo alto, forse.

Noi,  pecorelle smarrite,  amiamo il pastore che si sporca di fango e lacera la sua tunica tra i rovi per venirci a cercare. Non è operazione in contrasto con la santità in senso lato, con i gradi del tribunale canonico? Chissà... Esiste una santità correttamente percepita dai puri di cuore, ma c'è una promozione quasi commerciale che trasforma le persone in santini, già pronti da vendere sul sagrato delle parrocchie. La devozione ha i suoi prodotti e il suo borsino. E non sopporteremmo lo scempio della dolcezza di un uomo ridotta a un marchio. Inoltre, c'è il rischio che quel marchio possa essere utilizzato impropriamente. Agire "in nome di" e racimolare gruzzoletti personali.

Chi scrive preferisce Don Pino qui, sulla terra, uomo coraggioso e dolce fra gli uomini. Pensiamo che ogni altra collocazione lo sottrarrebbe al nostro abbraccio peccatore, lo farebbe sentire meno vicino, gli consegnerebbe una tunica nuova di zecca, da eminenza più che da pastore. Infine,  più in generale, siamo stufi della retorica popolare, delle preghiere rivolte al cielo antimafioso siciliano, laico e religioso. Preci e riti che non ci salvano affatto.  Non ci piace chi sgrana il suo rosario negli anniversari delle stragi, riempiendosi la bocca di Falcone e Borsellino. Per poi votare e vivere secondo losca convenienza o distorta coscienza.


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