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Scuola, ecco i motivi della protesta


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motivazioni, protesta scuola, Cronaca
Edifici fatiscenti, classi superaffollate, mancanza di risorse e conseguente ricorso ai portafogli delle famiglie, carenza di borse di studio per gli studenti meritevoli ma privi di mezzi: è ampio il ventaglio delle ragioni che oggi hanno portato in piazza in tutta Italia migliaia di studenti. A organizzare la giornata di mobilitazione sono state le associazioni di sinistra che rappresentano gli studenti medi, ma hanno aderito anche gli universitari L'Unione degli studenti, una delle sigle promotrici dell'iniziativa, ha messo a punto una sorta di piattaforma rivendicativa (Altrariforma) con alcuni capisaldi: l'annullamento dei tagli iniziati con la Finanziaria del 2008 e la reintroduzione sul posto di lavoro di tutti i docenti precari messi alla porta con l'eliminazione di 67.000 cattedre; un piano straordinario per l'edilizia scolastica di 12 miliardi di euro in dieci anni e una Legge Quadro sul diritto allo studio per borse di studio, trasporti e comodato d'uso sui libri di testo; un allineamento all'Europa sia per quanto riguarda la composizione delle classi (abbiamo una media di 22 studenti per classe con picchi di 35 contro una media europea di 18) sia per le spese per l'istruzione (in Italia sono pari al 4,5% del Prodotto Interno Lordo contro una media Ocse del 5,7%). Gli studenti criticano la riforma della Gelmini che "taglia ore, svilisce il ruolo dei laboratori, accorpa scuole con caratteri molto diversi tra loro e apre le scuole ai privati" e per le superiori sollecita l'introduzione di un biennio unitario, suddiviso per macroaree interdisciplinari, affiancato a un triennio, "capace di indirizzare al meglio verso la specializzazione dei percorsi formativi, al fine di garantire l'accesso al mondo universitario e lavorativo con conoscenze e competenze adeguate". Più in generale gli studenti ritengono necessaria l'apertura di un tavolo nazionale sulla scuola "che ridiscuta i cardini su cui si regge l'istruzione pubblica" e chiedono l'abolizione dell'apprendistato per i minori di 18 anni.


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