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I dettagli dell'operazione

La banda della cocaina


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cocaina, droga, suicidio, Cronaca
Erano la banda della cocaina. Rifornitori di mezza provincia, di quella larga parte di agrigentino che dalla città si spinge fino al grosso centro di Canicattì. Un giro con diciannove persone in mezzo, sgominato dagli agenti del commissariato di Polizia di Canicattì e da quelli della squadra mobile di Agrigento - agli ordini del vice questore aggiunto Alfonso Iadevaia. Un anno e più di indagini, con intercettazioni telefoniche, ambientali e appostamenti. Lo snodo sarebbe stato l'ufficio di presidenza del consorzio per la gestione idrica "Tre Castagni", sempre a Canicattì. L'imbeccata per gli inquirenti, quindi l'individuazione del presidente del consorzio, l'avvocato Calogero Mattina, cinquataquattrenne noto in tutto l'interland canicattinese.
Un professionista, un colletto bianco, un nome celebre in un contesto sì di provincia, ma con i numeri della città. Mattina, secondo l'accusa, sarebbe stato parte, probabilmente il centro di una banda, costituita per lo più da giovani. Un clan di venticinquenni, in larga parte di Canicattì, ma anche di Racalmuto e di Agrigento, collegati con un paio di pusher palermitani, possibili rifonitori, alla fonte, della polvere bianca. Non basta, la banda dello spaccio, trattava anche in hascish e marjuana. Ce n'era per tutti, tanto che gli inquirenti pensano a un grosso giro di clienti, esteso per buona parte della provincia. I diciannove, infatti, avrebbero rifornito sia i giovanissimi, sia un' utenza più esigente di adulti, probabilmente un giro di colletti bianchi, dediti all'uso di cocaina. Le indagini - coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, con il procuratore Renato Di Natale, l'aggiunto Ignazio Fonzo e i sostituti Giacomo Forte e Andrea Bianchi  -  continuano a tutto campo, anche per cercare di capire se ci siano, o meno, altri nomi influenti coinvolti nei grossi traffici di droga agrigentini. Determinante potrebbe essere l'interrogatorio di garanzia di Mattina, che ora si trova agli arresti domicialiari. Le accuse per la banda sono di spaccio di stupefacendi e di reato contro la pubblica amministrazione.


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