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Granata, la mina vagante


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di FRANCESCO CRAMER (tratto da Il Giornale) Ma Granata ha detto che...». «Appunto! Granata!». Ormai anche i finiani lo trattano con sufficienza. E un po’ lo temono perché fa più danni che altro, sebbene trotterelli baldanzoso nel cortile di Montecitorio spesso col Fatto Quotidiano sotto braccio, compiaciuto perché seguito da sciami di cronisti. Dissente, Granata. Bastian contrario per forza, l’onorevole nisseno sa che andare controcorrente garantisce titoli di giornali e visibilità. A questo scopo s’è perfino messo in rotta di collisione col suo capo supremo. Lo scorso 29 settembre, per esempio, s’è smarcato dall’ordine di scuderia di votare la fiducia al governo e ha scelto per il pollice verso. Passi l’ottuagenario Mirko Tremaglia ma Granata... Il suo «no» al discorso del premier gli è valso persino una lavata di capo da parte di Fini in persona che lo avrebbe apostrofato così: «Sei stato una macchia alla nostra vittoria».

Obietta, Granata. Consapevole che molti tifosi finiani siano imbevuti di feroce antiberlusconismo, il riccioluto deputato cavalca l’onda. Un paio di settimane fa, per esempio, ha scritto una lettera aperta al presidente della Camera ruvida come carta vetrata. «Caro Gianfranco, il distacco con il quale hai evitato di commentare la sceneggiata taorminese di Silvio Berlusconi, lo capisco ma devo confessarti di non condividerlo fino in fondo... Alcuni dei nostri utilizzano toni melliflui e dorotei sui nostri rapporti col Pdl... Non ci sto a sposare ancora la tesi della congiura giudiziaria contro Berlusconi».

La fa spesso fuori dal vaso, Granata. Come quando, presumibilmente irritato che il Fli avesse appena perso l’onorevole Souad Sbai, rientrata nel Pdl, avrebbe commentato caustico: «Da noi, però, è appena venuto Giampiero Catone: sempre meglio della Sbai». Imbarazzo devastante tra i futuristi, tanto che Roberto Menia, Silvano Moffa, Andrea Ronchi e Pasquale Viespoli in una nota lo hanno demolito: «Tra Catone e Souad Sbai il peggiore è Granata. Non si può commentare diversamente il giudizio sprezzante rivolto contro una collega che merita comunque stima e rispetto». Solo successivamente è arrivato il dietrofront: «Non ho fatto alcuna valutazione politica o men che meno personale tra la Sbai e Catone. Si tranquillizzino tutti». Sarà vero? Mah.

Mente, Granata. A Mirabello, intervistato da Radio Radicale, l’ha sparata grossa. «Senta Granata... Ma i suoi avversari... Sì, insomma... Il cronista deve essere anche un po’ cattivo... I suoi avversari, dicono “Granata adesso fa il mafiologo ma in Sicilia stava in giunta con Cuffaro”». E lui: «Certo. E rivendico la mia presenza in quella giunta. Cuffaro non era neanche indagato quando ero in giunta con lui...». Balla. La notizia che l’allora governatore della Sicilia Totò Cuffaro fosse indagato per concorso in associazione mafiosa è del giugno 2003. E Fabio Granata è stato assessore ai Beni culturali fino al 2004 e poi assessore al Turismo e Trasporti fino al 2006.

Provoca, Granata. Come quando in febbraio (lo strappo Berlusconi-Fini è ancora in nuce ndr.), il pasdaran siculo è davanti a Montecitorio a far culo e camicia con il popolo viola. In quella occasione ha firmato pure il libro anti-Cav: «Un segnale di vita in questa Italia conformista e ipocrita». Più che Granata una mina vagante che, almeno adesso, esploderà nel gruppo del Fli.


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