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In manette otto persone

Smantellata tratta di clandestini
Arresti tra la Sicilia e la Lombardia


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, Cronaca
Cinquemila euro. Tanto valeva la vita di un clandestino, per una rete criminale, sgominata tra Sciacca, Palermo e Milano. Otto sono le ordinanze di custodia cautelare, firmate dal pm Salvatore Vella ed eseguite dai poliziotti del commissariato di saccense - diretto da Maria Elena Testoni. Al centro una triste storia di sfruttamento della disperazione. La solita giostra di clandestini di ogni taglia (vecchi, giovani, bambini), disposti a tutto, anche a vendere loro stessi, pur di conoscere l'Eldoraro/Sicilia.
Tutto comincia un paio di giorni fa. Un poliziotto, per le vie di Sciacca, vede un extracomunitario parlare al telefono. Una conversazione che non convince l'agente. Tante, troppe volte, è pronunciata con frenesia la parola "Palermo". Un breve pedinamento e l'agente finisce  dritto fino a un b&b del centro città. Da lì iniziano a sciogliersi i nodi della losca trama. Nella pensione alloggiano due egiziani: sono avvistati, controllati dalla polizia. I due arrivano da Milano, con volo diretto, pagato cache per non lasciare tracce. Dicono agli inquirenti di trovarsi a Sciacca per una vacanza. In realtà chi investiga ci mette poco a capire che non è così. Sarebbero loro - Mohamed Rabie ed Elsobhie Mohamed - il perno di una "spa" che sfrutta i clandestini. I due avrebbero trovato un gancio in tre tassisti di Sciacca - Domenico Conticello, Diego Sabella e Filippo Mauceri - (tutti finiti in manette) dando vita a una semplicissima strategia. Fare sbarcare i clandestini nelle coste saccensi, farli procacciare dai tassisti, condurli in prima istanza in un casolare di proprietà di uno dei tre e quindi, nel più breve tempo possibile, trasferirli a Palermo - sempre servendosi dei taxi-pullman a tanti posti. Da lì gli immigrati avrebbero avuto un passaporto quasi sicuro verso la libertà. Un piano, apparentemente, di successo, perchè lo sbarco, probabilmente l'ennesimo, nei giorni scorsi c'era stato, con ben 29 egiziani approdati a Sciacca. Qualcosa, però,nell'organizzazione quasi perfetta non ha funzionato. A tradire il clan è stata quella telefonata, fatta da un egiziano Elsayed Saad, con regolare permesso di soggiorno e residente da anni a Sciacca. Da lì i poliziotti battono senza tregua la pista e aPalermo trovano i ventinove, dentro il taxi-pullman.  La banda si sarebbe avvalsa anche della complicità di un altro saccense, Alberto Sclafani, che di professione fa il pescatore e che si sarebbe fatto allettare dalla prospettiva di un guadagno facile, maturato all'ombra di decine di vite umane. Altro complice un altro egiziano, da anni "adottivo" saccense, tale Ahmed Mohamed
Per l'umiliante traversata, l'.organizzazione avrebbe chiesto cinquemila euro a persona.
Una storia, l'ennesima, che punta un riflettore sulle vite degli immigrati, sui mercenari, pronti a tutto pur di trasformare un dramma in un business tout court.
Dopo Lampedusa, Sciacca ambiva a diventare la capitale degli sfruttatori?
Gli inquirenti non lo escludono.
L'accusa per gli otto indagati è di sfruttamento dell'immigrazione clandestina. La banda, in tutto, ne avrebbe "traghettati" ben 105. Gli otto arrestati rischiano fino a venticinque anni di carcere a testa e una sanzione di venticinquemila euro per clandestino.
"Abbiamo lavorato giorno e notte - dice il pm Vella - per sgominare la banda. Era necessario battere il ferro immediatamente, sciogliendo i tanti nodi della matassa, così da risolvere il rebus. Anche una piccola imprecisione sarebbe stata letale ai fini della buona riuscita. Una storia delicatissima, che deve fare riflettere".
Sciacca è sgomenta. Tra gli arrestati gente comune, che viveva e lavorava in maniera onesta, almeno in apparenza.
"Non ci aspettavamo, dice qualcuno, che tra di noi ci fossero trafficanti di uomini".


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