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Operazione a Siracusa

Sfruttavano i clandestini
14 arresti. In manette due avvocati


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arresti, siracusa, uomini o caporali, Cronaca
Ci sono due avvocati e sette imprenditori agricoli italiani tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi eseguiti dalla Digos della Questura di Siracusa nell'ambito dell'operazione 'Uomini e caporali 2' su presunti falsi contratti lavoro per clandestini che ha portato all' emissione di un ordine di custodia cautelare per 14 indagati. Due persone sono irreperibili Gli avvocati sono Francesco Caruso, di Pachino, al quale il Gip ha concesso gli arresti domiciliari, e Aldo Valtimora, di Siracusa, che e' stato condotto invece in carcere. Valtimora era agli arresti domiciliari dal febbraio scorso in esecuzione di un ordine di cautelare emesso dal Gip di Napoli nell' ambito di un'inchiesta che era stata avviata dalla Dda della Procura di Catania su presunti falsi permessi di soggiorno a extracomunitari, e anche a nigeriane che sarebbero poi state ridotte in schiavitu' da 'maman' residenti a Napoli, in cui e' indagato anche il parroco della chiesa di Bosco Minniti di Siracusa, Carlo D'Antoni. Il sacerdote e' completamente estraneo all'operazione in corso, 'Uomini e caporali 2'.
Oltre ai due avvocati nell'operazione ''Uomini e caporali 2'' condotta dalla Digos di Siracusa e dalla compagnia dei carabinieri di Noto e' stato arrestato anche un commercialista, Luigi Poidomani, 49 anni, di Rosolini. Gli altri arrestati sono tre 'mediatori', due bengalesi, Rashid Abdur e Khan Sanaullah, di 29 e 33 anni, e un pachistano Ilyas Mohammad, di 34 anni, pakistano residente a Siracusa, e sei imprenditori agricoli: Sebastiano Canto, 24 anni, Angelo Fermo, Vincenzo Floriddia e Francesco Gradante, tutti e tre di 51 anni, Pasquale Modica, di 54 anni, che ha ottenuto gli arresti domiciliari, e Corrado Moncada, di 64 anni. La Procura di Siracusa aveva chiesto l'emissione di ordini restrittivi per 25 indagati, ma il Gip ne ha disposti per 14. Due persone sono ancora irreperibili. Le accuse sono di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, corruzione, falso ideologico in atto pubblico e violazione della legge sull'immigrazione. Questo troncone dell'inchiesta, che segue quella avviata nel 2008 e che porto' all'arresto di 18 persone tra le quali anche un funzionario pubblico. Dall'inchiesta e' emerso che i migranti per ''comprare'' un posto di lavoro ed un alloggio pagavano una somma compresa tra i 4 e i 7mila euro. Ma una volta giunti in Italia non avevano poi ne' il lavoro ne' l'alloggio. La somma pagata, secondo la ricostruzione degli investigatori, veniva poi divisa tra i diversi componenti di questa ''macchina ben rodata e collaudata'', come l'hanno definita gli stessi magistrati, che consentiva profitti notevoli. Il meccanismo, sostiene l'accusa, era sempre lo stesso: venivano procurati falsi contratti di lavoro a pagamento a cittadini extracomunitari che cosi' ottenevano, falsamente, il presupposto per una successiva regolarizzazione della loro posizione sul territorio italiano. Un sistema che era stato scoperto gia' due anni fa e che, hanno sottolineato investigatori ed inquirenti, non si e' fermato nemmeno dopo i primi arresti.


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