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Le spine in casa Lombardo

Ma i ceffoni arrivano dall'Mpa


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C'è aria di tempesta, tra i corridoi del Movimento per l'Autonomia. Alla vigilia della presentazione del Lombardo quater, tra i tesserati del partito del governatore non si respira di certo un clima particolarmente sereno. L'ipotesi del governo dei tecnici non convince alcuni deputati. E ancor meno la possibilità di un ingresso più o meno palese in giunta del Partito Democratico. Proprio ieri pomeriggio, gli autonomisti di sala d'Ercole si sono riuniti per discutere dei nuovi assetti dell'esecutivo e, almeno stando alle parole del capogruppo Francesco Musotto, non si è trattato d'altro se non di un incontro sereno: “Nessun attrito nel gruppo dell'Mpa all'Ars – dice Musotto –. La riunione di ieri è andata bene, si va avanti e va bene così, siamo tutti col presidente”. Ma a ben vedere, e soprattutto ad ascoltare i racconti dei deputati, non sembra essere tutto rose e fiori. Giuseppe Gennuso, eletto nel collegio di Siracusa, ci va cauto e non da per certo l'apparentamento coi democratici. Al contrario, parla di mere ipotesi. “Il presidente sta facendo delle ipotesi di governo tecnico, magari a partire dall'idea che i tecnici possano essere più attivi dei politici – dice Gennuso –. Certo, quello che vedrebbe protagonisti Fini, Lombardo e Casini potrebbe essere un laboratorio interessante. Il Pd? Dobbiamo capire le mosse di Veltroni, che fino a ieri ha ipotizzato una svolta verso il terzo polo. E poi già con Fini e Casini in Sicilia raggiungeremmo senza difficoltà un buon 30%. Sul Partito Democratico è ancora tutto da vedere, è un'ipotesi che non riusciamo a capire. L'eventuale svolta a sinistra di per sé non mi preoccupa, sono certo che col mio elettorato non avrei problemi. Vede, i partiti ormai sono globalizzati, destra e sinistra sono concetti superati. A noi questa legge elettorale non piace e poi la gente è stanca di Berlusconi. Certo, anche tra di noi di fondo può esserci un confronto ferrato piuttosto che una battuta aleatoria, ma in fin dei conti sono certo che tutto il gruppo seguirà il governatore”.

E ci va cauto anche Riccardo Minardo, assente all'incontro di ieri, che addirittura non crede alle voci che danno ormai per certo il divorzio tra Lombardo e Micciché. “Io ieri non ho partecipato alla riunione di gruppo perché mi trovavo a Roma – racconta Minardo – non so ancora cosa sia successo. Certo, sono convinto che il nuovo governo aiuterà il presidente nel percorso delle riforme. Non saprei dire se ci sia stato davvero un divorzio tra Micciché e Lombardo, io non credo. La nuova maggioranza? Si formerà con chi sarà disposto a portare avanti le riforme”.

Decisamente più severo Paolo Ruggirello. Non parla di vane ipotesi riferendosi al governo tecnico o all'apparentamento coi democratici. È rigido anche sulle valutazioni riguardo il Pdl Sicilia di Micciché, anche se precisa che preferirebbe portare avanti le battaglie all'interno del centrodestra, piuttosto che rischiare una virata a sinistra del suo partito. “Sul nuovo governo stiamo attendendo di saperne di più – dice Ruggirello –. Vede, noi sposiamo il progetto delle riforme, ma chiediamo al nostro presidente di tenerci presenti nelle scelte. Siamo sempre stati contrari a questa legge elettorale, è vero. Ma io credo che questa sarebbe una battaglia da fare all'interno del centrodestra, non spostandoci verso il centrosinistra. Governo dei tecnici? Fino ad ora il Pd si è nascosto, ma si sa bene che Pier Carmelo Russo, Mario Centorrino, Massimo Russo, anche Caterina Chinnici sono riconducibili a una determinata area. Però se si parla di Manlio Mele allora lì non dobbiamo più dire la parola tecnici, perché si tratta di personaggi più che politicizzati. È vero che il popolo siciliano ha eletto il presidente per governare. Ma il popolo siciliano ha eletto pure dei deputati, e bisogna tenerne conto”. Paolo Ruggirello non si dice contrario ai tecnici a prescindere, ma crede che in questo momento alla Sicilia occorra piuttosto una giunta politica, capace di intercettare le esigenze dei territori. “I tecnici provengono dai salotti, dall'élite della società. I politici stanno in strada, tra la gente – continua Ruggirello –, conoscono le esigenze dei territori, dalle fognature ai piani regolatori. Al popolo siciliano serve una giunta politica, non tecnica. E poi, anche sotto il profilo economico, si parla tanto di tagli, anche agli stipendi dei deputati. Dodici assessori tecnici significano 12.000 euro in più da versare a ciascuno di loro, cioè 144.000 euro in più al mese. Mi auguro soltanto che i tecnici, in quanto esperti, non nominino poi a loro volta dei consulenti esterni. Se la devo dire tutta, non credo che dopo il nuovo governo ci sarà in Aula quella larga maggioranza di cui si legge su tutti i giornali. Cosa ne sarà del Pdl Sicilia? È già rappresentato dagli uomini di Micciché in diversi settori. E, certo, non si può dimenticare che quel gruppo fa parte dello stesso Pdl che a livello nazionale ci ha fatto penare sui fondi Fas”.


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