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L'annuncio di Lombardo

"Martedì il governo"
Verso l'addio a Miccichè


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La svolta sarebbe ormai alle porte. Raffaele Lombardo ha annunciato che martedì prossimo si presenterà in Aula all’Ars per riferire del programma e della compagine di governo che dovrà attuarlo. “Compagine che subirà delle variazioni” rispetto all’attuale, ha aggiunto il governatore, aggiungendo che la quadratura del cerchio sulla composizione della nuova giunta dovrebbe arrivare già dopodomani. E proprio quest’ultimo dettaglio sembra sancire la rottura definitiva con Gianfranco Miccichè, col quale oggi Lombardo non si è più visto.

Il sottosegretario continua a sparare bordate quotidiane su Lombardo e sul Pd e nel Palazzo questo viene letto come un antipasto al fuoco di fila che partirà nei prossimi giorni, quando la rottura, data da molti ormai per certa, sarà ufficializzata. “Non mi rassegno a niente di irreparabile con amici come il sottosegretario Miccichè”, ha detto Lombardo ai cronisti, dopo la conferenza dei capigruppo e dopo un faccia a faccia col presidente dell’Ars Francesco Cascio. Il governo sarà tutto di tecnici? “Stiamo discutendo”, ha risposto Lombardo, concedendosi una battuta: “Da qui a martedì ci sono sette giorni, Qualcuno, certo più bravo di noi, in sette giorni ha creato il mondo”.

Ma se le strade di Lombardo e Miccichè si separeranno, il governatore a quel punto avrà bisogno di un accordo politico col Partito democratico. Il segretario regionale Giuseppe Lupo è chiaro: “Aspettiamo una proposta chiara da Lombardo. Che valuteremo negli organismi di partito”. Insomma, per il matrimonio tra Pd e Mpa, Palermo chiederà la benedizione della segreteria romana del Pd. A quel punto all’Ars potrebbe vedere la luce una maggioranza nuova di zecca, forte dei 27 deputati regionali del Pd (in cui però non mancano i mal di pancia sul sostegno a Lombardo, soprattutto nella mozione Mattarella), i 13 dell’Mpa, i due rutelliani (a Mario Bonomo oggi si è aggiunto l’ex Udc Lo Giudice) e magari quel pezzo di Udc più vicino a Casini e D’Alia, in rotta con il resto del partito siciliano, ossia il messinese Giovanni Ardizzone e forse il catanese Marco Forzese.

A questi si dovrebbero aggiungere alcuni o tutti i deputati del gruppo misto, come Dino Fiorenza e forse i finiani (cinque in tutto), anche se, ufficialmente, tutto il Pdl Sicilia, finiani inclusi, fin qui si è pronunciato contro il governo tecnico. Ma l’asse di ferro tra Lombardo e Fini, è opinione diffusa, resisterà a prescindere dalle sorti di Miccichè. In tutto si tratta di una cinquantina di deputati che dovrebbe garantire la navigazione del Lombardo quater. Sempre che, ha ribadito ancora una volta Lupo, Lombardo opti per una scelta chiara, che si fondi su una maggioranza nuova. Resta da capire poi cosa farà la pattuglia di Dore Misuraca e nel Palazzo si parla anche di alcune possibili fughe in avanti dal gruppo del Pdl lealista (un comunicato degli onorevoli Vinciullo e Falcone, che aprivano all’ ipotesi di un governo tecnico oggi è stato al centro di chiacchiere e commenti nei corridoi di Palazzo dei Normanni).

Quanto ai nomi della nuova giunta, continua a trapelare poco o nulla. Come anticipato ieri da Livesicilia una delle ipotesi sul tavolo è quella dell’economista Salvo Cincimino. Si parla, e questo è il nome che pare avere più chances,  anche del dirigente alla Pesca Gianmaria Sparma. Ma tutto rimane nella testa (e nei foglietti) di Raffaele Lombardo.


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