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Norman e il marcio all'Università

I ragazzi sospesi nel vuoto

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claudio zarcone, dottorando, lettere, Cronaca
 (rp) Ai margini delle lacrime di coloro che hanno amato quel corpo quando ancora era Norman, non possiamo dimenticare il resto. Non si tratta di indagare nella fenomenologia di un suicidio, per fornire ai lettori la solita paccottiglia sociologica giornalistica. C'è un atto d'accusa preciso, c'è un padre col suo grido: "E' un omicidio di Stato, Norman è morto perché era un escluso, messo in un angolo da un sistema universitario corrotto che non premia il merito". Una verità accecante che giunge dopo lo scandalo delle materie mai date eppure conteggiate ad Economia. Una cicatrice, una zavorra sulle spalle dei ragazzi come Norman. I ragazzi sospesi nel vuoto.

Claudio Zarcone, il latore del dolore e della denuncia, non è un superficiale viaggiatore del suo tempo. Conosce a menadito sentieri e viottoli del potere, per averli percorsi al seguito di un feudatario. Sa l'abbandono e l'irrilevanza di chi viene sputato fuori dal meccanismo. L'unica è rincorrere la diligenza che si allontana tra nuvole di polvere.

Proprio perché la rottura del silenzio non arriva da un'anima ignara essa assume un valore più rilevante. E' uno squarcio che narra una patologia dal suo interno. Il sistema sotto scacco è quello putrido dell'Università. E' la corruzione che tutti frequentano, ma nessuno denuncia. E' la consorteria dei pochi che si riuniscono intorno a un tavolo per decidere il destino dei molti. E' l'insopportabile moralismo di coloro che tramano nell'ombra di vantaggiosi sodalizi, prima di impancarsi su cattedre di fortuna per impartire lezioni senza alcun titolo etico. E' la solita storia di un crimine visibilissimo, difficile da provare.

Le vie dei suicidi sono infinite e misteriose. Tuttavia, accanto al corpo di Norman c'è il grido di suo padre. Possibile spiegazione, o monito a prescindere, non sappiamo. In ogni caso, sarà meglio non dimenticarlo subito.


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