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Miccichè e Lombardo non si capiscono più

Il grande gelo continua


gianfranco miccichè, raffaele lombardo, Politica
C'è un foglietto che il presidente Lombardo non ha ancora divorato, sempre che sia vera l'indimostrata attitudine di mangiatore di carta. E' il piccolo vademecum in cui il governatore segna, giorno dopo giorno, i nomi che gli vengono in mente per il nuovo governo. Tanti ne ha scritti, altrettanti ne ha cancellati. Per rifiuto dei designati che non vogliono compromettersi con i bagliori di un regno al tramonto. Per successivo ripensamento di una natura sospettosa e diffidente.

Diffidenza più che giustificata già iscritta nel Dna di Lombardo che si è visto con l'ex amico Miccichè e ne ha ricevuto un evidentissimo due di picche rispetto all'ipotesi di governo tecnico. Il bellicoso blog del sottosegretario ripropone i passaggi bellici del medesimo in un'intervista. Ecco alcuni stralci: "Lombardo mi ha esposto le sue motivazioni sulla volontà di comporre un governo tecnico, io gli ho risposto che non condivido: non vedo alcun motivo perchè si debba cambiare l’attuale giunta regionale. Mi sembra che la cosa giusta da fare sia lasciare le cose come stanno e intanto vedere cosa succede a Roma, perchè da quello che mi dicono c’è una forte probabilità che le elezioni nazionali si facciano a Maggio. E tra l’altro, se si fanno, Lombardo, a mio parere, se ne andrà in Parlamento a Roma. Perchè se non ci va, dopo un anno e mezzo finisce il governo regionale e lui che fa? Si ricandida con chi?".

Ancora, prosegue Miccichè: "E’ un problema politico. Finora questo governo in cui siamo ha avuto l’appoggio tecnico del Pd, e a noi sta bene. Ma se si facesse un governo tecnico, ci pensate a quando si dovrà portare in aula la Finanziaria? Cosa faranno gli assessori tecnici davanti a 90 deputati, ciascuno dei quali avanzerà le proprie richieste? Come faranno ad affrontare 90 diverse esigenze di territorio? E gli assessori tecnici a chi si rivolgeranno non avendo alle spalle un partito di riferimento? Che risposte potranno dare? Una cosa è se si presentano assessori che si conoscono, che rappresentano dei partiti. Un governo di tecnici sarebbe debolissimo. Magari saranno ottimi professori di Università: i professori hanno un’arma, quella di poter bocciare gli studenti, ma se vanno in Aula gli fanno fare le corse". Amen al governo tecnico. Al massimo un allargamento all'Udc. Il grande gelo continua.

Stretta appare la strada della soluzione all'enigma. Lupo, per esempio, è disposto all'alleanza, previa l'abiura di Berlusconi. Poi c'è la solita prassi della spartizione che non serve a nessuno, se non alle terga che occuperanno le poltrone. Una parte dei democratici ci starebbe comunque. "Repubblica" ha sentito un residuato bellico come Nino Papania. Consueta la disponibilità sua e dei cracoliciani a sostenere un esecutivo "per le riforme". Dal punto di vista lessicale si nota il crollo di simpatie, almeno per gli spiriti liberi, dell'aggettivo "riformista". La strategia, invece, promette qualche sospiro ulteriore.

Infine c'è  Berlusconi, l'amico romano da vampirizzare - e meno male che Silvio c'è - sfruttando le sue difficoltà, agitando bastone e carota. La visita di Lombardo a Palazzo Grazioli è stata un manuale della psicologia presidenziale. Una prima comunicazione di promesse di sostegno, voti e salamelecchi. Tutti insieme a tavola per la foto ricordo. Una seconda improntata alla faccia feroce sul canovaccio di mai sopite rivendicazioni sicilianiste.
E' Raffaele, bellezza.


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