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E' morto Pietro Calabrese
"Si sentiva" palermitano

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calabrese pietro, Cronaca
 E' un'ecatombe, è una massacrante fine d'estate con le foglie secche dell'autunno in crudele anticipo. Gli uomini nobili stanno cadendo dagli alberi. Che sia il segno di una imminente apocalisse? Il buongiorno dell'Ansa: "E' morto questa mattina a Roma Pietro Calabrese. Il giornalista è deceduto alle 5:15 alla Clinica Paideia, dopo una lunga malattia. Pietro Calabrese era nato a Roma l'8 maggio 1944 e aveva cominciato la sua lunga carriera all'Ansa, per poi arrivare alla direzione del Messaggero e della Gazzetta dello Sport".

In un bel libro di Nino Sunseri, il medesimo - mascellone simpatico e volitivo e sguardo che non riusciva a nascondere una incipiente bontà - aveva detto di sé: "Pieto Calabrese, nato nel maggio del 1944 a Roma perché la mia famiglia era sfollata. Sono tornato a Palermo dopo un mese e mezzo e, anche se nella mia vita ho fatto spesso la spola fra Roma, dove abito, e Milano, dove lavoro, mi sento palermitano fino alla radice dei capelli".

Ora, essere palermitani davvero, esserlo fino in fondo nel bene e nel male, essere palermitani di scoglio, d'altura, di piazza, di portineria, d'eroismo, di vigliaccheria, di fame e di sete è già un'impresa ardua, se pure uno ha il fisico e la consapevolezza del ruolo. Ma "sentirsi" palermitani è più di un eroismo, è un regalo, la scelta di un cuore pulito e ardimentoso. E non bastano a spiegarla i genitori siciliani. E' la segreta commozione di chi palermitano lo è per nascita e viene investito con meraviglia dalla volontà di un civis romanus che intende condividere croci e delizie. E' allora che impari la lezione e che cominci a rimuginare. Pensi: se questo qui vuole lo stemma di Palermo sull'anima, nelle nostre strade non ci sarà solo munnizza. Forse c'è una bellezza nascosta che noi indigeni non cogliamo.

In quel bel libro, "Palermitani", diceva Calabrese di Palermo: "Un luogo magico, il posto dove collocare la memoria più intensa". Aveva acquistato un pezzo di terra nelle Madonie, a Cozzo Capraro, vicino Gratteri. Conservava tre desideri: "Che tutto finisca a Cozzo Capraro, di notte, nel sonno, che mia figlia Costanza sposi un palermitano, che mia moglie Barbara torni in Sicilia anche dopo di me". 
Le valigie di coloro che tanto hanno amato sono leggere e bianchissime, come certe nuvole sulle Madonie. Il viaggio non sarà pesante.


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