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La vuvuzuela

Anche i ricchi scioperano

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sciopero calciatori, Sport
Sciopero! In Italia si allarga il conflitto sociale. Non stiamo parlando delle quotidiane manifestazione dei precari della scuola, massacrati dalle manovre eversive del ministro Gelmini; non ci riferiamo alla crisi industriale del Paese che, da Pomigliano a Termini Imerese da Torino a Gela, rischia di impoverire ulteriormente l’Italia; non stiamo dissertando sull’arbitraria scelta di Federmeccanica di derogare al contratto nazionale dei metalmeccanici.
Sciopero! E non stiamo discutendo di pericolosi rivoluzionari, di oceaniche manifestazioni con bandiere rosse, di comizi incandescenti di leader sindacali…
Lo sciopero più dirompente mediaticamente e socialmente  viene proclamato da personaggi famosi, ricchi, oggetto dei desideri e delle manifestazioni di giubilo di milioni di fans: i calciatori.
Che bello! Anche i ricchi scioperano e lo fanno (così come viene dichiarato) per rivendicare la tutela dei propri diritti, parolina magica che sembrava cancellata dal dizionario politico del Paese.
Questa notizia ha uno straordinario afflato onirico, un meraviglioso impianto rivoluzionario: i diritti devono essere tutelati sempre; sia quando vengono rivendicati da lavoratori tutelati e famosi, sia (soprattutto!) quando vengono reclamati a gran voce da lavoratori precari, meno protetti, a rischio o addirittura disoccupati.
Lo sciopero dei calciatori italiani ovviamente avrà un impatto devastante nella coscienza degli italiani che per un intero fine settimana verranno privati dello spettacolo più atteso, dell’appuntamento irrinunciabile, della partita della propria squadra.
Nessuno potrà dare la colpa a sovversivi agitatori, a irresponsabili sindacalisti perché mai si riuscirà a mettere in cattiva luce la rivendicazione dei propri idoli, degli eroi in mutande che quotidianamente ricostruiscono una nuova mitologia di massa e alimentano i sogni vittoriosi del popolo dei tifosi.
Neanche la demagogia di chi non riconosce ai ricchi e famosi il diritto morale allo sciopero riuscirà a dileggiare Ibrahimovic o Milito, Miccoli o Del Piero, troppo ricchi per decidere di incrociare le braccia (le gambe) al cospetto di una anomala catena di montaggio del pallone.
Ben venga la protesta dei calciatori sperando che tale manifestazione possa aumentare la consapevolezza nazionale che il diritto costituzionale allo sciopero debba essere inalienabile e che i diritti non sono barattabili, neanche con milioni di euro.


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