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Il diritto di fischiare

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Doveva essere un semplice incontro estivo in riva al Lago di Como, organizzato dall'associazione ParoLario, invece si è trasformato in una sconfitta per Marcello Dell'Utri e nel risveglio della società civile. L'ideatore di Forza Italia, condannato in appello a 7 anni per fatti di mafia, in via definitiva per frode fiscale e fatture false e ancora sotto processo per tentata estorsione, avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente farlocchi, diari di Mussolini. Quando prende la parola parte il primo intervento non programmato: “Ma vi sembra giusto avere invitato qui uno condannato in appello per mafia?” Si scatena il finimondo: cori, slogan e applausi. Un gruppo di ragazzi stende uno striscione con scritto “Marcello baciamo le mani”. Così dopo mezz'ora il senatore lascia il palco. Nessun gruppo da catalogare come “estremisti dei centri sociali”, ma solo giovani che si sono dati appuntamento su Facebook a cui si sono aggiunti i militanti dell'Anpi e cittadini comuni. Ma sulla prima pagina del Corriere della Sera, Pierluigi Battista racconta l'accaduto a suo piacimento. Finge che al centro della protesta ci sia stata la volontà di Dell'Utri di pubblicare i presunti scritti del Duce e non i suoi interventi in favore di boss come Vittorio Mangano. Prese di posizione pubbliche che i cittadini hanno tutto il diritto di contestare. Pubblicamente.


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