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Durante il convegno di Nuova Italia

A Orvieto va in scena
il "processo" a Granata

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Un processo in piena regola quello andato in scena nel secondo giorno di lavoro del convegno promosso dai circoli 'Nuova Italia' di Gianni Alemanno. A salire sul banco degli imputati è Fabio Granata, vice presidente della commissione Antimafia, ma soprattutto finiano doc sotto accusa dopo aver dichiarato che ''pezzi dello Stato e del governo'' ostacolano la ricerca della verità sulle stragi di mafia. Una giornata di invettive contro Granata che in realtà mette in evidenza il malumore sempre più acceso nei confronti di tutta la componente finiana a cui lo stesso Berlusconi, è il ragionamento di molti dirigenti del Pdl, vuole trovare una soluzione e cioè la rottura definitiva. Un obiettivo dato per certo anche se ancora non sarebbero stati fissati modi e tempi per la resa dei conti. Quello che orami appare chiaro agli osservatori ed oggi venuto fuori in modo esplicito ascoltando la maggioranza degli interventi che si sono alternati dal palco di Orvieto è che l'atteggiamento del presidente della Camera e dei parlamentari a lui più vicini inizia a non essere più tollerato. Contro il vicepresidente della commissione Antimafia poi la misura appare colma. A far capire che la situazione è ormai al limite è Maurizio Lupi che senza giri di parole invita Granata ad andare ''via dal partito'' oppure, viste ''le parole durissime e strumentali'' ad essere sottoposto al giudizio dei probiviri. Una richiesta quella del vicepresidente della Camera in linea con quanto chiesto poche ore prima da Mario Valducci, presidente dei club della libertà che 'stanco' delle dichiarazioni del finiano chiede ''azioni disciplinari''. Di prima mattina era stato Franco Frattini a criticare il vice presidente della commissione Antimafia dicendosi ''sdegnato'' e ''pronto a respingere le accuse''. Poche ore più tardi è il turno di Fabrizio Cicchitto che lo definisce ''un polemista'' e lo paragona a Leoluca Orlando attuale portavoce dell'Italia dei Valori. Un fuoco di fila, quello che arriva dalla città umbra, a cui il deputato finiano non fa tardare la replica: ''Attendo che mi convochino i probiviri con assoluta tranquillità. Sarei felice di andare da loro insieme con Nicola Cosentino e Denis Verdini''. Un duello a distanza che fotografa bene la spaccatura all'interno del Popolo della Libertà. Difficile capire che piega prenderà la vicenda, anche dalla maggioranza dei dirigenti ospiti di Gianni Alemanno il messaggio è chiaro: cosi' non si può più andare avanti. I fronti aperti sono diversi ma i distinguo sull'organizzazione del partito e sulla cosiddetta questione morale rendono difficile ipotizzare una convivenza duratura. Ed è in particolare sul tema della legalità che parte l'affondo più pesante contro i finiani accusati di usarla ''in modo strumentale'' per fare battaglie interne al partito: ''Ricordo che nel vecchio Movimento Sociale Italiano avevamo le correnti che si scontravano in modo cattivo ma se c'era qualcuno di noi che cadeva in disgrazie il partito faceva quadrato'' sottolinea ad esempio Altero Matteoli che poi non si lascia sfuggire una frecciata che in molti leggono contro Gianfranco Fini. Il presidente della Camera non è citato ma pare essere lui il bersaglio: ''a me viene anche da ridere quando sento chi ha una storia come la mia alle spalle che contesta il leader carismatico, la nostra storia è fatta da leader carismatici e anche quando abbiamo avuto chi non l'aveva(il carisma, ndr) il partito glie lo ha costruito perchè diventasse tale''. Insomma un redde rationem che non lascia pochi margini di manovra ai pontieri. Se Andrea Augello pur bollando come ''sciocchezze'' le parole di Granata, chiede se dopo la bufera che ha colpito Caldoro in Campania non serva ''la corte marziale'', Silvano Moffa insiste per un incontro tra Fini e Berlusconi affinche' siglino ''un patto di legislatura''.


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