Live Sicilia

Ai ferri corti

Scoppia la guerra (ancora)
tra Lombardo e "La Repubblica"


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Non è che circolasse buon sangue, da quando "Repubblica" ha svelato il retroscena dell'inchiesta su Raffaele Lombardo. Oggi un'altra puntata della querelle. L'edizione siciliana del quotidiano di Ezio Mauro pubblica un'ampia inchiesta, firmata da Antonio Fraschilla, dal titolo: "Lombardo, nomine a raffica. Altre 30 poltrone ai fedelissimi". Si tratta di una sorta di (presunta) mappa aggiornata dal potere Lombardiano soprattutto nel sotto-governo. "Da marzo a oggi oltre trenta nomine di commissari ad acta, componenti di consigli d'amministrazione in Fondazioni, Ersu, Asi sono state varate da Lombardo. Per non parlare delle proroghe dei commissariamenti che gli consentono di tenere in pugno con una sola persona che risponde direttamente a lui enti come il Cas o le Fiere di Messina e i Parchi regionali", è solo l'antipasto dell'articolo.

Puntuale, dal suo blog ormai celebre, la replica del governatore che riproponiamo in parte: "Sono sempre stato un convinto sostenitore della libertà di stampa. Ma sono anche certo che questa non possa e non debba trasformarsi in libertà di aggressione giornalistica sistematica. L’articolo di la Repubblica pubblicato oggi sulle “nomine a raffica” che avrei fatto nelle Fondazioni e negli enti è pieno zeppo non d’inesattezze ma di un gran numero di falsità e menzogne. E mi chiedo: è reato la diffusione di menzogne? Naturalmente alla magistratura, non ai posteri, l’ardua sentenza. (...) Su altri giornali, e non soltanto su la Repubblica, si fa invece un gran parlare delle consulenze del Presidente della Regione e degli Assessori. Ovviamente non ho idea della gran parte delle consulenze di cui parlano e, naturalmente, faremo una verifica attenta e scrupolosa per annullare tutte quelle che non hanno senso e che non servono all’amministrazione, e sono convinto anch’io che ce ne siano.
E’ ormai quasi quotidiana l’azione di certa stampa che, adottando tecniche collaudate di disinformazione professionale, tenta di dimostrare che il governatore smantella il meraviglioso, e sicuramente rimpianto, sistema regionale che fu. Davanti alle menzogne e all’attività sistematica di aggressione mediatica di cui si rende protagonista la Repubblica (un tempo considerato giornale della “sinistra” da non intendersi come il femminile di funesto, minaccioso, bieco, truce) nei miei confronti non posso fare altro che adire l’autorità giudiziaria. Per difendere la mia onorabilità e per la stima che nutro nei confronti delle persone che ho avuto la responsabilità di nominare".


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