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Daria Bonfietti per i parenti delle vittime

"Tutta la verità fino in fondo"


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, Cronaca
La storia trentennale della strage di Ustica potrebbe riempire migliaia di volumi. Si sono susseguiti processi, fiumi di inchiostro per scrivere sentenze, motivazioni e perizie che spesso si smentivano l’una con l’altra. L’ultimo capitolo risale a pochi giorni fa, con la sentenza civile della Corte d’Appello di Palermo, che condanna i ministeri di Difesa, Interni e Trasporti, a risarcire con più di un milione di euro sei familiari di tre delle vittime del Dc-9. Iniziamo da qui il nostro colloquio con la senatrice Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione delle vittime della strage di Ustica.

Un risarcimento pecuniario, da solo, può bastare a rendere giustizia?
“Certo che no. Non abbiamo mai lavorato solo per questo”.

Quest’ultima sentenza contribuisce a scostare il velo che ancora copre la verità su quella notte?
“È un passo avanti. Alcune responsabilità sono state riconosciute. Ci sono tre ministeri che non hanno controllato quello che avveniva nei nostri cieli”.

Il percorso della giustizia ancora è lungo?
“Mi sento sempre assediata dalla verità. Anche se la verità ce l’abbiamo già dal 1999, quando la sentenza emessa del giudice Priore ci ha detto quello che successe trent’anni fa”.

La sera del 27 giugno 1980, “l'incidente al Dc-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”?
“Quella notte l’aereo è stato abbattuto. Abbattuto. Abbattuto. Abbattuto in un episodio di guerra aerea. Lo ripeto perché qualcuno dice ancora che la verità non c’è. Invece non è così. Lo dice un giudice, con la sua sentenza”.

Nel 2008 la magistratura ha poi riaperto l’inchiesta, in seguito ad alcune dichiarazioni di Francesco Cossiga, che al tempo era presidente del Consiglio.
“Lui sostiene che siano stati i francesi ad abbattere il Dc-9. Vero o non vero che sia, la sua testimonianza è un dato di fatto. Come è un dato di fatto che queste cose le abbia dette solo ventisette anni dopo. Mi domando perché abbia aspettato così tanto per rivelare dei fatti di tale importanza”.

Cosa manca per completare il quadro?
“Manca l’altro pezzo di verità. Mancano gli autori. Questi, però, appartengono ad altri paesi. Amici, alleati e non, dell’Italia. Certo, deve pensarci la magistratura a fare chiarezza. Ma non basta. Mi aspetto risposte da parte del governo del mio Paese, dalla politica”.

Che responsabilità devono assumersi le istituzioni italiane?
“Ormai è un problema di Stato. Se si va avanti così, ogni anno ci ritroveremo a domandarci chi è stato ad abbattere il Dc-9 Itavia. Il nostro Stato deve pretendere di sapere cosa facevano altri Stati nei nostri cieli. Scoprire chi stavano pensando di abbattere: il nostro aereo? Forse no. Cosa sarebbe dovuto succedere di così indicibile, per essere riusciti a mantenere questo terribile segreto? Non è più possibile parlare genericamente di una non-verità. Sappiamo comunque che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ci è vicino, nella ricerca delle verità in mezzo a tutti questi intrighi internazionali”.

Dopo trent’anni di assenza, come potrebbe manifestarsi la volontà politica di arrivare al fondo di questa storia?
“Serve la spinta dell’opinione pubblica, che deve volere con forza la verità. C’è perfino una radio bolognese che sta cercando di pubblicare sui giornali francesi un appello perché in Francia si chieda al governo cosa è successo col Dc-9”.

Fino a quando non si darà una faccia ai colpevoli della strage, potremo dire di vivere in una vera democrazia?
“In un paese democratico il diritto alla trasparenza, alla verità e alla giustizia devono sempre essere difesi, e in questo caso ristabiliti”.

C’è sempre qualcuno che lotta per la verità?
“Sì, perché la democrazia viene dal basso”.

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