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Negato il programma di protezione

Spatuzza, clima rovente


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Gaspare Spatuzza, mafia, programma di protezione, Cronaca
Le indiscrezioni dicono che non è stata una decisione unanime. E pur con qualche divisione (contrari i magistrati) la Commissione centrale del Viminale alla fine ha negato al pentito Gaspare Spatuzza l'ammissione al programma di protezione. Trattandosi di un collaboratore che parla delle stragi del 1992 e del 1993, del ''patto'' tra Stato e mafia e sostiene che Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri sono stati ''referenti'' di Cosa nostra le polemiche sono subito divampate. Da una parte la maggioranza che approva la decisione riportandola alle regole sui pentiti ''a rate'', dall'altra l'opposizione che denuncia un atteggiamento punitivo nei confronti di un collaboratore che racconta ''scomode verità''. Sorpresi anche i magistrati, specie quelli siciliani, che attribuiscono a Spatuzza un alto indice di credibilità. Categorici i loro colleghi di Firenze: ''Non cambia nulla: per noi resta attendibile''. A Spatuzza è stato negato il programma di protezione, ma gli viene mantenuta la protezione ordinaria, perchè avrebbe raccontato i fatti di cui è a conoscenza oltre i 180 giorni stabiliti dalla legge sui pentiti. Secondo la Commissione centrale del Viminale per i programmi di protezione, presieduta dal sottosegretario Afredo Mantovano, non vi è ''alcun elemento che autorizzi a ritenere che di quanto riferito nel dibattimento contro Dell'Utri, Spatuzza avesse già parlato nei 180 giorni previsti dalla legge''. ''La fissazione dei 180 giorni quale termine ultimo per riferire fatti gravi, o comunque indimenticabili, è funzionale, secondo l'unanime volontà del Parlamento nel 2001 - è detto ancora nella motivazione - a garantire tale genuinità e a evitare abusi, viceversa realizzabili se, come è accaduto in più casi, fossero ammesse le cosiddette 'dichiarazioni a rate'''. Ma per il suo legale, l'avvocato Valeria Maffei, Spatuzza ha offerto la più ampia collaborazione, tanto da confessare due stragi di cui non era neppure accusato, e ha avuto ''paura'' quando ha citato i nomi di uomini di grande caratura come Berlusconi e Dell'Utri. la difesa farà quindi ricorso al Tar. La decisione della Commissione è duramente contestata da Antonio Di Pietro per il quale si è voluto intimidire Spatuzza per le sue ''scomode verita'''. E aggiunge: ''E' anche un segnale ben chiaro, un altolà rivolto a chi collabora con la giustizia, un modo per dire: 'state attenti', la collaborazione non paga. Insomma, Spatuzza da oggi è un morto che cammina''. Per Walter Veltroni la decisione della Commissione ''è sconcertante e dettata da ragioni politiche''. Di tutt'altro segno le reazioni della maggioranza. ''Finalmente in Italia c'è un governo che applica la legge e non la interpreta a proprio piacimento o in base alle convenienze politiche'', dice Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato il quale si augura che ''la corretta decisione assunta dal ministero dell'Interno metta la parola fine alla lunga stagione dei pentiti a rate''. Dal fronte dei magistrati il pm della Dda di Palermo, Nino Di Matteo, esprime ''sorpresa'': è la prima volta, sottolinea, che viene negata l'ammissione al programma di protezione. Ma ciò non muta il giudizio di attendibilità. Le Procure, annuncia, hanno sentito Spatuzza e continueranno a sentirlo.


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