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Giovanni Maglia era patron della Elmec

E' accusato di bancarotta fraudolenta
Arrestato imprenditore catanese


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E' stato arrestato Giovanni Pio Rosario Maglia, imprenditore catanese di 39 anni a capo della “Elmec”, azienda che si occupa della costruzione di apparecchiature meccaniche ed elettriche. Ieri sera è difatti scattata l'operazione nella quale i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania hanno confermato l'arresto di Maglia, accusato di bancarotta fraudolenta e di trasferimenti irregolari di risorse finanziarie all'estero. Come si legge in un comunicato della Guardia di Finanza di Catania le indagini hanno avuto inizio all'epoca in cui, sia la ''Elmec Costruzione e Ricerca S.r.l.'' che la ''Elmec Distribuzione Energia S.r.l.'', con stabilimenti industriali a Belpasso e Contrada Mezzogiorno, furono dichiarate fallite dal Tribunale di Catania. Tra il mese di dicembre 2006 e marzo 2007, l'azienda di Maglia aveva lasciato senza lavoro alcune centinaia di lavoratori, impiegati nel settore della produzione di cavi e cabine elettriche. Per questo motivo Maglia insieme ad altre persone era stato già rinviato a giudizio per il reato di bancarotta fraudolenta, per aver distratto, attraverso l'interposizione fittizia di alcune società a lui  riconducibili, l'ingente patrimonio immobiliare costituito dallo stabilimento industriale, i beni strumentali e le disponibilità finanziarie intestate o riconducibili sia alla ''Elmec S.r.l.'', che alla ''Elmec D.E. S.r.l.''. In tale contesto investigativo, all'epoca, le stesse Fiamme Gialle sottoposero a sequestro preventivo gli stabilimenti del complesso industriale delle società del ''Gruppo Maglia'', del consistente valore pari a 12 milioni di euro, che, nel frattempo, erano stati occupati dalle maestranze delle stesse aziende (successivamente dichiarate fallite), nella disperata ricerca di una soluzione positiva della loro posizione lavorativa.
Come si legge dalla nota della Guardia di finanza, il succedersi degli accadimenti sono culminati nei successivi accertamenti svolti dai finanzieri, a seguito dei quali Maglia, nonostante l'accusa di bancarotta che pendeva già nei suoi confronti, ha continuato ad adoperarsi nel trasferimento  all'estero di ingenti quantità di risorse finanziarie, beni strumentali e prodotti industriali delle società decotte, sottraendoli alla massa fallimentare, con notevole pregiudizio dei creditori e dello Stato. Maglia, difatti, ha ceduto solamente cartolarmente macchinari e beni aziendali a due società, una argentina ed una maltese, sempre riconducibili a lui stesso. I beni sono stati poi in gran parte trasferiti, con notevole incremento di valore nominale (per circa 12 milioni di Euro) ad una società tunisina creata dallo stesso Maglia con un cittadino tunisino. Ciò avrebbe consentito a quest'ultima società di godere di credito presso le locali istituzioni finanziarie.
Il piano criminale architettato dal Maglia è stato in parte bloccato dalle Fiamme Gialle di Catania nello scorso mese di maggio. In esecuzione di appositi decreti della Procura di Catania, i militari sono intervenuti all'interno di alcuni stabilimenti industriali ubicati a Camporotondo Etneo, sequestrando numerosi beni derivanti dalla produzione di cavi, nonché costosi macchinari industriali pronti ad essere rimessi nel mercato estero, in particolar modo in Tunisia.


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