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Il blitz di Palermo, la mafia e l'inceneritore

Le mani dei boss su Bellolampo


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Le indagini, che si sono avvalse di intercettazioni ambientali e accertamenti nei confronti degli esponenti di vertice di Cosa Nostra palermitana a partire dal 2005 sino ad oggi, hanno permesso di svelare i sistemi mediante i quali l'organizzazione mafiosa ha mantenuto nel tempo il controllo di tutto il ciclo produttivo del mercato edilizio: dalla fase di acquisto dei terreni, alla gestione delle cave di inerti, all'imposizione delle imprese addette a tutti i comparti produttivi, sino alla fase di smaltimento dei materiali di risulta nelle discariche, con interessi che si proiettavano anche sui lavori concernenti l'esecuzione dei lavori per la realizzazione di un termovalorizzatore a Bellolampo.
I boss palermitani - tra i quali i capi mandamento Antonino Rotolo, Antonino Cinà e Salvatore Lo Piccolo - secondo le indagini arrivavano a imporre ad alcuni accreditati studi professionali di consegnare l'elenco dei lavori più importanti in corso di progettazione, in modo da effettuare una cernita preliminare di quelli da riservare all 'organizzazione. La penetrazione all'interno nel settore degli appalti pubblici e privati veniva realizzata mediante imprenditori, alcuni dei quali controllavano consorzi operanti in campo nazionale e numerose società di primo piano del mercato palermitano, in qualità di soci dei capimafia, riciclatori o bracci operativi fiduciari. E' stato, inoltre, disposto il sequestro preventivo di aziende, imprese e immobili di numerosi imprenditori risultati coinvolti nel riciclaggio di patrimoni mafiosi, per un valore di molte centinaia di milioni di euro.

L'inceneritore delle polemiche
Dunque, C'è anche l'appalto per la realizzazione di un termovalorizzatore nella discarica palermitana di Bellolampo, tra i lavori che avevano suscitato l'interesse di Cosa Nostra. E' quanto emerge dall'inchiesta della Dda di Palermo che ha portato all'emissione di 19 ordini di custodia cautelare nei confronti di boss e imprenditori. La costruzione di quattro grandi termovalorizzatori in Sicilia, decisa dalla giunta regionale guidata dall'ex presidente Salvatore Cuffaro e bloccata dall'attuale governatore Raffaele Lombardo, negli ultimi mesi è stata al centro di aspre polemiche. Lombardo, che ieri doveva essere ascoltato su questo argomento dalla Commissione parlamentare antimafia, ha denunciato pubblicamente infiltrazioni mafiose in alcuni di questi appalti. L'assessore regionale all'energia, Pier Carmelo Russo, che ieri ha incontrato a Trapani la commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella, nelle settimane scorse ha anche consegnato un dossier del governo alla Procura di Palermo.


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