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Il Pride può essere un'occasione di confronto

Quale sarà la risposta della Chiesa?


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adriano frinchi, chiesa, gay pride, Cronaca
Da sempre le colorate ed eccentriche manifestazioni di orgoglio omosessuale non hanno mancato di suscitare polemiche e scontri, a volte anche molto duri, in particolare con la Chiesa cattolica che spesso si è sentita ferita da alcuni atteggiamenti polemici maturati negli ambienti omosessuali che durante le manifestazioni si sono tradotti in uno scherno carnevalesco nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche. E’ innegabile che queste reazioni del mondo gay sono determinate da secoli di incomprensioni e di persecuzioni anche da parte della Chiesa, ma sono delle situazioni che inevitabilmente portano ad irrigidimenti e naturalmente a nuovi scontri dialettici particolarmente in prossimità di manifestazioni come il Gay pride. Anche quest’anno si terrà il Gay pride nazionale e i vari pride locali ma sembra che il carico polemico sia assolutamente minore, ciò probabilmente avviene perché i tempi sono veramente cambiati e la società italiana, complici le tv, comincia a recepire l’omosessualità diversamente ma anche perché pare che gli organizzatori dei Gay pride vogliano puntare, credo giustamente,  di più su formazione e informazione che sulle parate che chiuderanno come di consueto le manifestazioni, e questo è sicuramente il miglior modo per vincere la madre del pregiudizio: l’ignoranza. Ma il lavoro di seminari, tavole rotonde e mostre potrebbe essere vanificato dalla tentazione di aggredire, con una facile satira spesso denigratoria, una Chiesa cattolica palesemente in difficoltà per gli scandali legati alla pedofilia. Diciamocelo chiaramente: gli odiosi delitti di alcuni membri del clero nei confronti di minori potrebbero rappresentare una occasione propizia per attacchi violenti e per consumare una facile vendetta nei confronti di chi, anche ultimamente per bocca di alcuni prelati, non ha avuto un atteggiamento tenero nei confronti del mondo omosessuale e non ha esitato in alcuni casi a mettere impropriamente in relazione pedofilia ed omosessualità. Sarebbe dunque quasi scontato durante i cortei fare una facile ironia su una vicenda così triste e dolorosa, ma vale la pena chiedersi se il gioco vale la candela e se le associazioni omosessuali non guadagnerebbero prestigio e stima, anche da chi non condivide le loro posizioni, da un atteggiamento diverso, da una sorta di mano tesa nei confronti della Chiesa.
Credo che allora il Gay pride di quest’anno possa essere una occasione per una “tregua” che naturalmente non rappresenta in nessuna maniera una assoluzione rispetto a certi crimini, ma una possibilità di confronto e di dialogo civile per imparare che prima dell’orgoglio, c’è il rispetto. Riuscirà l’associazionismo omosessuale a tendere questa mano? E riuscirà da parte sua la Chiesa cattolica a superare qualche diffidenza e stringere questa mano senza naturalmente intaccare il suo deposito dottrinale? Lo vedremo alla fine del corteo.


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