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Lo psichiatra: "La donna non voleva suicidarsi"

La tragedia dei bimbi di Gela
Trovato il corpo del secondo fratellino


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fiigli, gela, vanessa lo porto, Cronaca
E' stato trovato sulla battigia del castello di Falconara a Gela il corpo del bambino di due anni che la madre, Vanessa Lo Porto di 31 anni, ieri, in un raptus di follia, ha ucciso facendolo annegare in mare, assieme a un altro figlio autistico di nove anni. A fare il ritrovamento sono stati carabinieri della compagnia di Gela e del comando provinciale di Enna. Nella zona erano impegnate nella ricerca anche un motovedetta e un elicottero dell'Arma.

Intanto lo psichiatra dell'ospedale di Gela, dove Vanessa Lo Porto è ricoverata, ha detto che la donna avrebbe agito solo con l'intento di uccidere i figli, e non mossa dalla volontà di togliersi la vita.

(R.P.) "Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore di andare avanti.

Non si può scegliere come sentirsi, ma si può fare sempre qualcosa per cercare di stare meglio possibile".  Era il 16 aprile scorso. In quel giorno di pochi giorni fa, Vanessa Lo Porto, una ragazza gelese di trent'anni, ha scritto il suo pensiero su Facebook. L'ultimo prima della tragedia. Oggi forse ha tentato di uccidersi, lanciandosi in acqua con i suoi due figli di due e nove anni. Sicuramente  i bambini, entrambi - pare - con problemi di autismo, non hanno avuto scampo. Sono annegati. Lei si è salvata. Per modo di dire.

Vanessa si sentiva sola, probabilmente. E' separata - dicono le agenzie -. Aveva seminato la sua solitudine, il suo bisogno di contatto sul web, nel social network - così lo chiamano - che avvicina le persone. La promessa virtuale nasconde un'atroce illusione reale. Le parole danno appena una parvenza di vicinanza. Ma i fiati restano lontani. Le parole sul web sono fredde, descrittive. Nulla si indovina del fuoco che le brucia da dentro, fino a ustionare la superficie di un'esistenza. Facebook, l'estremo baluardo delle anime in pena.

Nel primo pomeriggio, la tragedia condensata in un'agenzia Ansa: "Una donna di 30 anni, Vanessa Lo Porto, da poco separata, ha tentato di uccidersi, insieme ai suoi figli di 2 e 9 anni, buttandosi in mare a Gela (Cl). La donna si è salvata ma i suoi bambini sono annegati. Poco dopo ha chiamato i carabinieri dicendo loro che aveva ucciso i figli. Ora è ricoverata in ospedale. Il cadavere del bimbo di 9 anni è stato recuperato dai carabinieri. Il mare agitato rende difficili le operazioni di ricerca. La donna, ricoverata in ospedale sotto shock, è stata arrestata con l'accusa di duplice omicidio".
Forse, invece, li ha soltanto uccisi, senza mai pensare ad altro. Forse ha avuto paura del mare in bufera, nonostante il programma di annientamento totale. Paura per sé. Non ci sono certezze. L'ipotesi del possibile mancato suicidio è al vaglio degli inquirenti.  I bambini avevano un nome e un cognome. Noi preferiamo non scriverli, anche se agenzie e telegiornali li stanno già strillando. E non pubblicheremo foto. Dalla madre si può risalire alle identità, però bisognerà volerlo, bisognerà desiderare i passi sul sentiero di quel dolore, bisognerà accelerare sul pedale della curiosità morbosa. Almeno quei nomi e cognomi intrisi di incolpevole leggerezza non saranno dati gratis in pasto al pubblico. Rimarranno protetti, qui, da una fragile nicchia di fragilissima segretezza.

Altra agenzia: "Vanessa Lo Porto, la donna che a Gela ha ucciso i suoi figli nel tentativo di suicidarsi (forse)  insieme a loro, avrebbe compiuto il gesto a causa della separazione dal marito, avvenuta sei mesi fa. La donna era rimasta sola e uno dei figli della coppia era autistico (tutti e due si sarebbe appreso, ndr). E' stata arrestata per duplice omicidio ed è piantonata all'ospedale di Gela. Le indagini sono coordinate dal pm Monia Di Marco. Nell'area della tragedia due motovedette e un elicottero della Guardia costiera stanno continuando le ricerche, estese in un raggio di dieci chilometri".

Basta una breve ricerca per trovarla, dopo averla persa per sempre. No, Vanessa non è morta. Ma ormai è troppo tardi per tutti e per tutto. Troppo tardi per capire che quel messaggio sul web era un annuncio di morte. Troppo tardi per amarla o per salvarla, Vanessa, e tentare di salvare i suoi bambini. Con un semplice clic.


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