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"Norme anomale sulle intercettazioni"


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antonio ingroia, intercettazioni, testo incostituzionale, Cronaca
Antonio Ingroia

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"Le norme anomale uscite dalla porta sono rientrate dalla finestra". E' il giudizio agli emendamenti presentati dal governo al ddl sulle intercettazioni espresso dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, che in una intervista a Repubblica boccia il provvedimento come "incostituzionale". Per il pm "così sarà più difficile indagare", perché anche se "si è ripristinata la dizione 'gravi indizi di reato'", sono state "aggiunte almeno altre due disposizioni che produrranno incertezze applicative e il drastico calo delle intercettazioni perché comunque devono sussistere 'indizi di colpevolezza' e non solo di reato" perché "si cita l'articolo 192 del codice penale che serve per valutare la colpevolezza a carico dell'imputato". Per un'intercettazione, insomma, "ci vorrà la stessa prova che ci vuole per condannare un imputato". Ingroia valuta poi "bizzarra" la norma secondo la quale "per intercettare una persona indagata si deve essere già certi che 'sia a conoscenza dei fatti per cui si procede' e che i risultati degli ascolti siano collegati all'inchiesta". E quando emergeranno altri reati mentre si ascolta, si chiede, "cosa succederà?". La stretta su parlamentari e loro entourage "é un'ulteriore forma di espansione dell'area di rispetto, di immunità o di impunità che non so in quale misura sia in linea con i principi della costituzione" così come lede "il diritto dei cittadini all'informazione" il 'bavaglio' alla stampa.


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