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Speciale livesicilia: la crisi dei berlusconiani

Un Far West chiamato Pdl


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Un Far West. È questa l'immagine che emerge dalle parole dei tesserati, dei militanti, dei dirigenti, degli eletti del Popolo delle Libertà in Sicilia. Se la settimana scorsa dal viaggio di LiveSicilia nella pancia del Pd erano emerse le difficoltà e i dissapori interni al maggiore partito d'opposizione, provando a guardare, stavolta, agli scenari interni alla maggiore forza di governo, cambia poco.
“La Prima Repubblica è stata un fallimento, è vero. Ma non credo che nessuno possa dire che la Seconda sia stata migliore” ha sintetizzato Alberto Campagna, presidente del consiglio comunale di Palermo e deputato regionale pidielino. Un partito logorato dai dissapori interni, dalle spaccature nazionali tra Fini e Berlusconi, fino al divorzio regionale. A distanza di poco più di un anno dalla nascita del Popolo delle Libertà, la parola torna a chi il partito lo vive quotidianamente e ammette le difficoltà di operare in assenza di qualsivoglia struttura organizzativa.

“È vero, non c'è una struttura di partito – dice Alberto Campagna – quello che è successo a Roma è soltanto il risultato di una spaccatura interna piuttosto diffusa. Chi vuole fare politica nel Pdl non sa dove farla. In fondo quello che è successo era già nell'aria da un po'. La risposta deve essere la riorganizzazione del partito, non è un problema di correnti, è chiaro che all'interno dei grandi partiti non tutti la pensano allo stesso modo. Eppure la Democrazia Cristiana ha governato l'Italia per quarant'anni, mantenendo al proprio interno anime diversissime tra loro. Ma c'era una struttura. Sopra quelle correnti c'era una dirigenza in grado di definire una sintesi. Ecco. Quel che manca al Pdl è la sintesi politica. Detto ciò, è chiaro che la crisi è globale: in Italia si sta vivendo una forte crisi politica, che attraversa tutti i partiti. Il punto è: che gliene frega alle persone delle nostre beghe? Per questo la gente sempre di più si disinnamora della politica e cresce il partito degli astensionisti. Io credo che bisogna ripartire dall'organizzazione interna, dal dare voce e spazi alla base”. E la riorganizzazione interna è l'unica via da cui ripartire anche secondo Vincenzo Di Trapani, consigliere provinciale nel capoluogo dell'Isola, secondo il quale è innanzitutto necessario “che i vertici si mettano d'accordo e trovino una sintesi, altrimenti i congressi serviranno a poco. Vede – prosegue Di Trapani – non vedo grandissime differenze tra la spaccatura a livello nazionale e quella regionale. Erano crepe che si percepivano già, all'interno del partito. In Sicilia, poi, quello a cui si assiste è una vera e propria guerra senza quartiere. Sa qual è il dato allarmante? Che ovviamente la gente si è fatta una propria idea delle nostre beghe interne, così accade sempre più spesso che gli elettori ci chiedano “ma per chi ci avete fatto votare?”. Oppure “ci avete fatto votare per Lombardo e adesso lui fa gli accordi con il Pd”. Insomma, si sono perse le coordinate. Ecco cos'è successo. La crisi economica dilaga, la gente non arriva a fine mese. Eppure tutto resta cristallizzato a causa dei giochi di potere. E non ci sono regole, né a livello istituzionale, tanto meno dentro il partito. C'è veramente troppa confusione. Basti pensare che tra gli eletti nelle liste di Forza Italia e Alleanza Nazionale alla Provincia (alle ultime elezioni provinciali il Pdl non era ancora stato costituito, ndr) si sono formati quattro diversi gruppi in consiglio provinciale: Pdl, Pdl Sicilia, An verso il Pdl, Gruppo misto di maggioranza dentro il Pdl. Bisogna sicuramente ripartire dalla base e dai congressi. Il punto è che all'interno del partito non esistono spazi di elaborazione politica. Succede quindi che tutto, alla fine, sia relegato alle capacità d'influenza dei singoli deputati regionali nel territorio. Si guardi a quel che succede a Partinico: il sindaco è stato eletto con l'Udc e il Pdl è all'opposizione, con più gruppi consiliari, come Pdl e Pdl Sicilia. E poi ci sono gli Indipendenti, che fanno capo all'onorevole Caronia. E si torna all'autoreferenzialità dei singoli deputati di cui parlavo prima: nonostante il Pdl stia all'opposizione, l'onorevole Caronia ha ritenuto di andare a trattare l'ingresso dei suoi uomini in giunta. Come definire questo Pdl? Un Far West. Non trovo altre parole”. La delusione si avverte anche tra le nuove leve che si fanno spazio nella politica cittadina. Così, per esempio, Alessandro Arcobasso, giovane militante del partito, commenta la spaccatura nazionale in casa Pdl riconoscendo che “Si notano gli effetti di una fusione a freddo che non ha coinvolto la base. La costituzione del Pdl è stata una scelta frettolosa, non a livello di intenti, ma per un problema legato ai tempi e agli accadimenti che intanto si susseguivano nel nostro Paese. Sicuramente c'è stato da parte di tutti uno sforzo, nel tentativo di andare d'accordo. Inizialmente una parte di noi ha creduto che fosse impossibile arrivare alla fusione, Forza Italia e Alleanza Nazionale avevano percorsi politici troppo diversi, in più An era un partito diviso al suo interno. Il partito del Sud? Lo vedo come una ricerca di nuovi contenitori politici dettata più da logiche di potere e poltrone, che non da precise volontà politiche. Credo che i partiti, tutti, di questa destra si siano allontanati dai problemi della gente. In Sicilia, poi, non esiste una struttura di partito: chi vuole militare dentro il Pdl non ha riferimenti e ha difficoltà serissime a farlo. Vedo molta confusione.  Quando è nato il Pdl il ministro Meloni disse che nel nuovo partito non ci sarebbero state rendite di poltrone. Bé, in Sicilia non sembra che le cose siano andate proprio così”. Stessa amarezza nelle parole di Stefania Munafò, vice capogruppo del Pdl in sala delle Lapidi. “A me pare – dice Munafò – che mentre tutti si riempiono la bocca di belle parole sul dare risposte ai siciliani, qua siamo tutti spaccati e ciascuno risponde soltanto a se stesso. Si stanno giocando i territori, è solo un braccio di ferro per spartirsi le poltrone. Risposte alla gente non ne sta dando nessuno, pensiamo solo a litigare tra di noi”. E ancora, sulla spaccatura nazionale, la consigliera aggiunge: “la rottura tra Fini e Berlusconi ha preso tutti alla sprovvista, stiamo cercando di capire cosa succederà. Anche perché gli effetti, a livello locale, arriveranno di rimbalzo, in differita. In più, in Sicilia c'è Micciché: già era difficile mettere insieme i due partiti, Forza Italia e An, in più lui ha operato un'ulteriore spaccatura. Partito del Sud? Quando parte, nel senso che se ne va, è sempre troppo tardi. E poi, sì, Micciché è un problema, da una parte. Ma dall'altra Castiglione che fa? Continua a promettere i coordinamenti cittadini e provinciali, ma a distanza di un anno dalla nascita del partito non è cambiato nulla. Qua l'unico dato di fatto è che Micciché è forte, un intero partito a livello nazionale non riesce a fermarlo. Se avessi la possibilità di fare qualcosa, metterei tutta la dirigenza siciliana attorno a un tavolo e li farei ragionare: il partito sta andando allo sfascio. Parliamoci chiaro, non ci sono riferimenti. Se io ho un problema da risolvere, non ho con chi confrontarmi: mica posso chiamare Alfano, o Schifani, oppure lo stesso Castiglione, che hanno problemi molto più grandi da risolvere”. Più ottimista appare, infine, il capogruppo della stessa Munafò, Giulio Tantillo, secondo il quale “il Popolo delle Libertà è soltanto un partito molto giovane, a cui bisogna dare del tempo per crescere. I coordinamenti in Sicilia? Castiglione non li ha nominati perché ci auguriamo di ricompattare il partito, cosa che a mio avviso avverrà sicuramente. Lombardo? È necessario che il Pdl, tutto, segua una linea soltanto: non dobbiamo sostenere questo governo. I nostri uomini, da Cimino a Bufardeci, devono stare fuori da questa giunta. In questo senso leggo positivamente la lettera di Micciché a Berlusconi. È una riflessione, che condivido, alla luce di quanto accaduto a livello nazionale. Chissà cosa succederà – conclude Tantillo – io sono ottimista e credo che da questa crisi il partito uscirà fortificato”.


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