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Daniele Bellante di Vittoria

Un altro detenuto si impicca a Rebibbia


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daniele bellante, rebibbia, suicidio, Cronaca
Ennesimo suicidio nelle sovraffollate carceri italiane: ieri sera, nella sezione collaboratori di giustizia del penitenziario romano di Rebibbia, si è tolto la vita Daniele Bellante. L'uomo, 31 anni, si è impiccato annodando una striscia di tessuto alla finestra della cella. Siciliano, originario di Vittoria, Bellante, secondo quanto si é appreso al momento, era un pluripregiudicato, fino al 2009 sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Per essersi allontanato da Vittoria, violando così le restrizioni delle misure di prevenzione, era stato arrestato nell'ottobre dello scorso anno.

Non era legato a cosche mafiose, e non sarebbe stato collaboratore di giustizia, Daniele Bellante, 31 anni, di Vittoria (Ragusa), il detenuto che si è impiccato ieri sera, a Roma, nel carcere di Rebibbia. Lo precisano fonti della polizia di Stato. I soli precedenti del giovane noti alle forze dell'ordine riguardano una serie di denunce per furto e ricettazione. Bellante si trovava in carcere dal 30 settembre dell'anno scorso, quando fu arrestato l'ultima volta per avere violato l'obbligo di soggiorno nel Comune di residenza. Gli agenti lo ammanettarono a Vittoria, appena sceso da un autobus proveniente da Catania.

Daniele Bellante, il detenuto 31enne che si è impiccato nel carcere romano di Rebibbia, non era un collaboratore di giustizia ma dallo scorso febbraio aveva iniziato a fare dichiarazioni che la magistratura stava vagliando. Seppure non risultasse legato a cosche mafiose, l'uomo si sarebbe detto disponibile a rivelare particolari su reati di droga e omicidio. Per questo motivo era stato trasferito nella sezione collaboratori di giustizia. Bellante - secondo quanto si è appreso da fonti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria - è il ventesimo detenuto che si è tolto la vita dall'inizio dell'anno nelle sovraffollate carceri italiane. Il motivo del suo gesto - riferiscono fonti penitenziarie - potrebbe essere di carattere familiare. Sembra infatti che avesse saputo dell'intenzione della moglie di lasciarlo.


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