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L'editoriale

Regione inchiodata e governo azzoppato
Ecco perchè serve un passo indietro


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Ricapitoliamo. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo decide che il 13 aprile alle ore 16 deve relazionare all'Ars su fatti personali. Litiga col presidente di Sala d'Ercole il quale voleva invece che venisse rispettato l'ordine del giorno dando priorità, ad esempio, al regolamento sulla gestione dei beni confiscati alla mafia. No, Lombardo, pretende e ottiene di parlare. E  annuncia che avrebbe fatto i nomi dei politici collusi con la mafia e con gli affari. Dirette tv, web e radiofoniche, orde di inviati hanno assaltato ieri il Parlamento siciliano. Volevano il sangue. Hanno ricevuto una insipida e anche stucchevole spremuta di pomodoro. Nessun nome, nessun fatto, nessuna circostanza; solo una difesa appassionata, per carità, ma niente che giustificasse una esposizione mediatica come quella che lui ha preteso. Niente che giustificasse l'ulteriore perdita di tempo dentro un'Assemblea regionale che dovrebbe invece varare, e in fretta, il bilancio e sbloccare così risorse che ridarebbero fiato a imprese e creditori. No, i fatti privati di Lombardo sono venuti prima di tutto. Confermando ciò che questa testata aveva già scritto il 30 marzo scorso: le carte truccate della politica hanno azzoppato anche questo governo. Lombardo appare e apparirà sempre più come l'anello debole di una coalizione politica sotto ricatto. A distanza di due settimane dall'avviso di garanzia per mafia recapitato via stampa al presidente della Regione, la giunta di governo si è avvitata su se stessa: nessun provvedimento varato, nessun bando sbloccato, nessun burocate messo nelle condizioni di poter firmare. Tutto fermo. Sempre in attesa che il governatore chiarisca i suoi rapporti con pentiti e mafiosi, con i procuratori di Catania e Palermo, con alleati ufficiali e alleati ufficiosi. Una politica inchiodata purtroppo su un fatto di cronaca destinato a paralizzare ancora di più una Regione che non brilla certo per produttività. Per questo l'esempio di oggi pomeriggio rischia di essere la prima tappa di una Via Crucis che la Sicilia non può sopportare. Tra faide politiche, attacchi generalizzati, disprezzo per le istituzioni (che tristezza l'attacco di Lombardo al ministro della Giustizia Alfano e la polemica col presidente dell'Ars Cascio per reclamare i riflettori già prenotati per oggi), si andrà avanti a colpi di accuse e ripicche, in una sequela torbida dove ogni atto e ogni parola rischierà inesorabilmente di assumere la connotazione dell'avvertimento o dell'intimidazione. E' quello che vogliamo? La proposta di commissariare la Regione, provocatoria per quanto possa sembrare, è l'unica via d'uscita. Lombardo, dispiace dirlo, è ormai un'anatra zoppa. E questo affannarsi in una difesa dai toni a tratti acidi e a tratti disperati, non gli consente più di avere quella serenità che il governo della Regione richiede. Faccia dunque il passo indietro che la sua sensibilità politica gli suggerisce e lasci carta bianca a dodici "paladini della legalità" scelti nel campo delle professioni, della magistratura, della società civile. Tre anni senza politici a gestire la cosa pubblica, senza complotti evocati quotidianamente e, soprattutto, senza l'ombra di un sospetto su ogni atto amministrativo. E' l'unico anatema contro la maledizione che da troppi anni ormai affligge Palazzo d'Orleans.


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