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Il discorso di Lombardo all'Ars

Presidente, e i nomi?


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Raffaele Lombardo

Raffaele Lombardo



“Un’aggressione mediatica”, una “fuga di notizie finalizzata a ripristinare il  passato". Raffaele Lombardo si difende appassionatamente parlando per un’ora nell’Aula di Palazzo dei Normanni dell’inchiesta di Catania che lo riguarda.  Dei nomi dei politici collusi annunciati alla vigilia non c’è traccia. C’è invece una frecciata per i rivali politici del Pdl lealista, un attacco alla fondatezza dell’inchiesta, una rivendicazione di quanto fatto dal suo governo sul fronte della legalità. Un’azione che ha disturbato qualcuno, “ascari e pupi”, sostiene Lombardo in un’Aula gremita, silenziosa e attentissima.
L’Aula è fissata per le 16. Grande attesa a Palazzo dei Normanni, sala stampa stracolma, tanto che i commessi aprono l’attigua Sala rossa per dare più spazio ai giornalisti, arrivati in massa. Sfilano gli assessori di Lombardo. Escono i capigruppo. Si è deciso di far parlare Lombardo a inizio seduta, poi ci sarà il dibattito. Mpa e Pd avrebbero proposto di limitarlo ai capigruppo, ma l’accordo sul punto non c’è. Intorno alle 16 e 40 si apre la seduta presieduta da Francesco Cascio. Formalità di rito, annuncio del calendario della settimana (domani altra seduta, non giovedì per lasciare alla commissione Bilancio tutto il tempo per bilancio e manovra che la settimana prossima approdano in Aula), poi una breve sospensione. E finalmente tocca a Raffaele Lombardo. I banchi di Sala d’Ercole sono gremiti.
Giacca blu, cravatta rossa, volto teso, Lombardo parte subito in quarta: “Ringrazio perché mi si consente di rispondere ai tanti interrogativi che sono sorti nei cuori siciliani per una vicenda giudiziaria dai contorni ancora nebulosi. Può apparire incredibile che per una vicenda giudiziaria che investe il presidente della Regione e mette a repentaglio la sopravvivenza del governo e dell’Assemblea, che chi vi parla a tutt’oggi non ha ricevuto neppure un avviso di garanzia. Sembra incredibile ma è vero”.  Subito la stoccata a Repubblica, che ha pubblicato la notizia dell’inchiesta: “Infamanti accuse, calunnie e oltraggi mi sono stati rivolti. Da una sorta di magistratura parallela, perché questo è il ruolo affidato a certa stampa, da chi non lo sappiamo”.
Lombardo poi è entrato nel merito della vicenda giudiziaria, fondato sulle “dichiarazioni di un tale Avola, personaggio ritenuto inaffidabile. Un uomo che non ho mai visto e col quale ho chiesto che mi si metta a confronto”. Lombardo ha detto di non aver mai conosciuto “il capo della mafia della Sicilia orientale, Santapaola”. E ha anche parlato di un’intercettazione in cui un boss avrebbe detto che a capo dei lavori di un’opera pubblica ci fosse un genero di Lombardo. “Io non ho generi, ho solo figli maschi. Se le conversazioni sono di questo tipo…”. Arriva a questo punto la stoccata all’avversario politico del Pdl catanese: Lombardo, parlando di intercettazioni di Carmelo Frisenna, che parla della sua “appartenenza totale al deputato nazionale Torrisi e al senatore Firrarello”, attacca. E legge un passaggio in cui Frisenna dice che “Lombardo muore di morte naturale… lo fanno attaccare… per una sciocchezza, le assunzioni di Multiservizi… ma sono preparati”.
Insomma, alla fine l’enunciazione del teorema arriva: “Questa fuga di notizie ha la finalità di ripristinare il passato”. A quel punto Lombardo rivendica gli interventi assunti dal suo governo in diversi ambiti per affermare la legalità e la trasparenza, dalla sanità al personale all’energia. “Soprattutto sui rifiuti, dove si insinua la mafia”. Lombardo ha fatto riferimento a una “società che faceva capo al signore che era il leader della mafia nella Sicilia orientale” coinvolta nell’affare dei termovalorizzatori. Una vicenda, quella degli inceneritori, su cui Lombardo dice che bisognerà andare a fondo, facendo riferimento a “nomi e prestanomi”.
Nessun passo indietro, insomma. Lombardo si dice pronto a rendere conto di ogni parola e azione, ma ci tiene a ricordare quanto da lui stesso detto in Aula il 9 dicembre. “Dicevo di subire calunnie e insulti progettati da un tavolo trasversale che progettava di far cadere il governo, con gente pronta a tutto per abbattere l’avversario”. Lì il presidente si scalda: rammenta il disegno di legge che contemplava la possibilità di morte, dimissioni o altro impedimento del governatore. A quel punto si fatica persino a seguirlo. C’è anche il tempo per un passaggio rapido sulla finanziaria, che potrà contenere le riforme, un messaggio al Pd i cui voti sono cruciali per far passare la manovra. Un Pd evocato da Lombardo nel suo discorso per il suo “sostegno alle riforme” insieme a “un’area riformista” rappresentata da Mpa e Pdl Sicilia.
“Quello col Pd è un rapporto limpido e alla luce del sole – rivendica Lombardo - sulle riforme, lo dico e lo sottolineo. Non è un accordo alla chetichella come quello che accade nella mia provincia di provenienza, dove il candidato presidente sconfitto del centrosinistra fa il consulente del presidente del centrodestra”.
Nel finale un attacco agli “ascari” e ai “pupi”, che fanno lo stesso mestiere dei capimafia: controllano che i potenti saccheggino la Sicilia e “combattono con ogni mezzo gli autonomisti”. “Non ci faremo intimidire dai mille sicari che questi ascari e pupi assolderanno. Infangando me, hanno infangato l’onore della mia terra. Io tengo al mio onore, tengo alla mia libertà e in terza istanza tengo alla mia vita”.


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