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Quattru gol c'amu a fari

Volere è potere


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di carlo, miccoli, palermo chievo, pastore, rossi, Sport

La sconfitta con il Catania ha pur sempre lasciato qualche scoria nell’animo dei tifosi e Braccio di Ferro, alias Delio Rossi lo sa bene, tant’è che in settimana ha ripetutamente operato come un pompiere tra le fiamme dell’inferno.

Popeye (visto che di Europa si parla e si sogna), prima ha schivato le lingue di fuoco di Zamparini (alias Zampa di Legno), che di certo non sono meno pericolose delle famigerate “lingue di suocera”.

Poi ha evitato le bordate dei giornalisti che accusavano sia lui che la truppa di Miccoli e company  di saper essere leoni in gabbia  (alias nel parco…ehm scusate nello stadio della Favorita) e pecorelle fuori.

Ed infine, c’ha messo la faccia  propria per evitare che le scottature dell’arrostita del Cibali si rivelassero un'insolazione per una tribù che balla al grido di “Chi non salta è catanese”. Pensa tu se potevano scordare la samba di Maxi Lopez...

Il Chievo Verona che s’affida al volo degli asini per restare ogni anno in serie A, diventava così la vittima sacrificale per riappropriarsi dell’applauso della folla, dei tre punti, della classifica e della …Comunità Europea, che poi altro non sarebbe per il nostro Zampa di Legno che un munifico Fondo Monetario Europeo!

La domenica del villaggio trascorre così nell’attesa degli eventi e lo stadio si riempie pian piano di entusiasmo, sciarpe, bandiere, cappellini trik-trak e “bummi a manu.”

L’avvio delle danze è abbastanza lento, che quasi verrebbe in mente un guancia a guancia tra i ventidue in campo mentre la terna applaude e lo speaker manda le note di ..”Questo piccolo grande amore”!

Non sembra proprio una partita irripetibile anche perché i clivensi (mi manca la traduzione in lingua italiana) sono tutti arroccati a difendere l’onore che gli fu rubato giustappunto domenica scorsa dalla Sampdoria.

Quando al diciottesimo minuto, da un rilancio di palla fatù, Nocerino bacia e abbraccia il suo compagno Gojan e tralascia di marcare tal De Paula favorendone la “penetrazione”, a Palermo e provincia, cala il gelo.

Siamo partiti all’attacco, dovevamo vincere ad ogni costo e siamo sotto di un goal… "Porca Buttigghia della miseria”!!!

Scatta così la molla che arma di frenesia i nostri fantastici eroi, che anzicchè in quattro, agiscono in undici e forse più…

Inizia l’arrembaggio, l’assedio, la carica e la musica cambia… non si balla più il classico lento e non c’è tempo e spazio per abbracciarsi e baciarsi con “sti veronesi figli di Giulietta e Romeo che qua a Palermo neanche conosciamo!

Pastore s’inventa goleador ed in mischia buca il portiere avversario che fino ad allora aveva nascosto la palla a tutti pur di perdere tempo nella goduria dell’inaspettato vantaggio.

Uno ad uno è il brodino che i tifosi si gustano in attesa del resto del menù che prevede esclusivamente il pasto completo e cioè la vittoria.

Gojan non sbaglia più niente, Kjaer non la perdona più a nessuno, Nocerino sa che deve farsi perdonare l’accaduto, Liverani deve cambiare la danza per adeguarsi alla musica che diventa celestiale quando proprio il regista viene “ammuttato” senza pietà dentro l’area di rigore e l’arbitro decreta la massima punizione e cioè: rigore, tiro e goal con Miccoli che esulta.

A Palermo si usa così e quindi c’è poco da fare per chi non la pensa alla stessa maniera.

Il tempo di una rissa d’altri tempi che impegna ospiti e padroni di casa senza che la terna (o meglio quaterna arbitrale) ci capisca granchè e si va tutti a bere il classico passito negli spogliatoi.

Il Palermo non è pago del vantaggio e continua a punzecchiare i gialloblu per evitare che la partita si possa riaprire. A dire il vero c’è molta leziosità in campo e poca sostanza. Così i tifosi rimangono seduti sulle spine per un bel po’, il che non è il massimo della comodità e della vita in genere!

Cavani lotta ma non ne azzecca granchè, Miccoli ci tenta ma non ci riesce, Pastore progetta ma non realizza… insomma il vantaggio è risicato e va anche difeso.

Il pubblico questa volta sente la partita forse più dei giocatori e la tensione non stimola la passione e l’entusiasmo dovuto e che è solito frastornare l’avversario… Insomma tutti sono in attesa della prossima puntata!

Miccolinho però ha il vizio di tentarci sempre e quando dal limite dell’area saetta verso il portiere veronese, stavolta c’azzecca. Il boato dei tifosi è veramente impressionante, tantè che all’indimenticato Mimmo Di Carlo gli volano in un sol colpo il parrucchino ed i sogni di gloria!

Con il risultato acquisito, la partita diventa pura accademia, a volte anche noiosa.

Quando arriva il triplice fischio finale tutti corrono a casa felici e contenti.

Come volevasi dimostrare, vittoria doveva essere e così è stato.

Dice il saggio: Volere è potere" Ma potrebbero i nostri eroi ricordarselo pure per domenica prossima?



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