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Francesco Forgione e il Pd

"Una crisi di cultura e identità"


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francesco forgione, pd, Politica
(G.P.) "La crisi del Pd siciliano è culturale e identitaria, prima ancora che politica, e questo è un bel problema non solo per la nostra regione ma per l’Italia intera".  Non ha dubbi Francesco Forgione, già parlamentare nazionale di Rifondazione Comunista ed ex presidente della Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno mafioso, nell’analizzare il delicato momento attraversato dai democratici dell’Isola.

Professor Forgione, la politica regionale è a un bivio: si deve votare il bilancio, atto politico per eccellenza, e il Pd anche su questo appare ancora incerto, nonostante i venti romani. Se, putacaso,  ci dovesse essere il voto favorevole dei democratici in aula cosa accadrebbe?
"Assisteremmo senza dubbio ad un’operazione trasformistica, e non sarebbe neppure la prima volta che qualcosa del genere accade. La Sicilia è la terra del Gattopardo, è bene ricordarlo. Inoltre, per il Pd e per la sinistra sarebbe il completamento di quella vocazione al suicidio che spesso si presenta nelle scelte di questa parte politica".

La base del partito sembra in fibrillazione...
"Il Pd è davvero a un bivio, perché questo pasticcio siciliano avrebbe anche conseguenze a livello politico nazionale. Al Pd servono due cose essenzialmente: coerenza e trasparenza. Vedo coerenza nella ricerca di un accordo con Lombardo, ma vedo davvero poca trasparenza nella lotta alla mafia e nell’impegno per la battaglia in favore della legalità. Mi riferisco, per esempio, alla posizione assunta sull’inchiesta a carico di Lombardo. Non si può assumere un atteggiamento a corrente alternata, a seconda se ad essere indagato è Lombardo o Cuffaro. Anche in questo serve, ripeto, chiarezza e coerenza. Il Pd non può dare una marea di voti a Rita Borsellino, e poi allearsi col Lombardo e compagnia.  Credo che il tema della lotta alla mafia e della legalità sia ancora tema discriminante per riformare le istituzioni politiche e i partiti in Sicilia".

Dunque, secondo lei gli affanni del Pd non sono dovuti solo a beghe personali o a divisioni correntizie, ma ad una vera e propria crisi culturale?
"Senza dubbio. Il Pd non ha rappresentanza culturale e paga l’assenza di identità politica. Rischia di ridursi a somma di notabilati elettorali, aggravata dalla commistione di politiche pubbliche e affari privati".

Partito del Sud. Che ne pensa? Sarebbe questa la panacea di tutti i mali siciliani?
"Non credo proprio. Sento parlare di Partito del Nord, Partito del Sud. Io vorrei partiti con forti identità territoriali, ma in grado anche di ascoltare e accogliere le istanze di donne, uomini, lavoratori, studenti, senza ridurre tutto alla contrapposizione territoriale. Il Partito del Sud, formato dagli avanzi di tutti i partiti, sarebbe solo una risposta partitistica e organizzativa alle difficoltà del Sud. Anzi sarebbe una vera e propria speculazione sui problemi del Mezzogiorno. Dunque, sarebbe un’operazione non solo sbagliata, ma anche pericolosa. Purtroppo il Sud è scomparso dall’agenda politica nazionale, per le imposizioni della Lega e l’incapacità della destra. Il centrosinistra dovrebbe, invece, riproporre con forza questo tema".

 

 


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