Live Sicilia

Speciale Livesicilia sul Pd

Bandiera scossa


Articolo letto 390 volte
VOTA
0/5
0 voti

antonello cracolici, giuseppe lupo, pd, Politica
Un simbolo esplicativo e definitivo  per il Partito Democratico? Maurizio Zamparini in effigie. Basta col gioco dei colori, col dosaggio dei timbri cromatici, col contagocce dei significati: un'immagine che sia socialdemocratica, prego... no, questa è troppo centrista. Attenzione! Ancora un po' a sinistra e cadi nell'abisso della falce e martello... Maurizio Zamparini sarebbe una metafora perfetta.
Si sa che l'ottimo presidente del Palermo è un mangia-allenatori cronico. Ebbene, il Pd (già Pds, già Ds, senza contare i trascurabili residui margheritini, ma anche considerato in solitudine) non ha forse l'abitudine di divorare i suoi figli, i suoi allenatori in panchina? Lo schema è quello classico zampariniano: si perde? Via il mister e avanti il prossimo. La differenza? Zamparini ogni tanto ci azzecca nel cambio, il Pd raramente. Perciò inesorabilmente peggiora. A livello nazionale sono zompati per aria personaggi del calibro di "baffino" D'Alema e "the american boy" Veltroni. E in Sicilia? In superficie i leader cambiano, si alternano, si combattono, mossi da invisibili fili come all'opera dei pupi. Però i blocchi di potere sono sempre gli stessi, da tempo immemorabile.  I soliti noti  sempiternamente comandano, decretano, organizzano, riducendo il rito democratico a pura liturgia di presentazione. Le divisioni feudali sono le stesse di vent'anni fa, le antipatie pure. Antonello Cracolici e Mirello Crisafulli camminano ancora tra noi e non è che ci dispiaccia, per carità. Solo che ogni tanto, da quelle parti, potrebbero provare a spalancare le finestre, ad aprire cautamente e con circospezione le stanze alla cosiddetta "società civile", buona da invocarsi in tutte le salse,  dura a sperimentarsi sul serio.
Qualche uomo di buona volontà, magari, ci ha provato a governare il meccanismo, venendo da fuori, da un'altra esperienza . E' stato disarcionato in men che non si dica. Le finestre restino ben chiuse, compagni. Gli spifferi potrebbero nuocere alla salute degli oligarchi. Peppino Lupo sarà la prossima vittima sull'ara del sacrificio? E quando i colpi di tosse si moltiplicano e diventano stizzosi ecco che arriva un Maurizio Migliavaccca da Roma. Proprio quel Migliavacca che si precipitava dieci anni fa, ai tempi dei Ds e del Pds, per le medesime, identiche ragioni.
Stando così le cose, nel resoconto di stili immutabili e contenuti stantii,  non c'è da meravigliarsi della marginalità del Pd nel dibattito politico in Sicilia. Non parliamo del governo, né del bilancio. Non ci riferiamo alle manovre corsare di questo o di quel potentato per riposizionarsi in vista del dopo Lombardo, o della resurrezione del governatore. Parliamo propriamente di quell'antica politica fatta di territorio, volti e parole, fatta, cioè,  di ascolto, di vere proposte innovative da cogulare in un'idea.
Eppure le teste finissime ci sono, perfino nel Pd siciliano. Lo dimostra il viaggio nella pancia del partitone ben raccontato da Miriam Di Peri. Accade semplicemente che i pensieri alti, i sentimenti nobili vengano relegati nello scantinato da quelli che sanno fare la politica a modo loro. E la sanno fare tanto bene  la politica del modo loro che l'accordo con l'avversario di un tempo è l'unico sistema plausibile per approdare al governo. Dai, siamo seri, chi mai potrebbe sognare a (centro) sinistra di vincere le elezioni, dalle regionali alle condominiali in Sicilia?  Chi mai sarebbe talmente scemo o ingenuo da affidarsi a quella pratica seccante, tortuosa e complicata che ci ostiniamo a chiamare democrazia?


/web/virtualhosts/catania.livesicilia.it/www/upload/assets/xml/1324,3,sotto-articolo.php