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Cataldi, il ritmo nelle parole


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di MARIA PERITORE In una città come Palermo, a febbraio, puoi imbatterti in un temporale senza fine, oppure ritrovarti con il naso all’insù ad annusare l’aria calda, asciutta, carica di sole e vento che sa di afa estiva. Di notte, fino all’alba, si possono percorrere strade, vicoli e vie traverse, rinserrate da edifici maestosi, belli e, spesso, decadenti che fanno ombra nel muto passaggio tra buio e luce, ma, soprattutto, si può incontrare una varietà di personaggi insoliti. Ce n’è uno, tra questi, che intraprende, nell’arco di due albe, un viaggio di esperienza al limite tra il reale e l’onirico, accompagnato principalmente dalla musica, guida esclusiva di percorsi, incontri, destini. Costui, è il protagonista senza nome di "A passi rapidi", romanzo d’esordio del trentatreenne, dj palermitano, Sergio Cataldi. Il titolo del romanzo, uscito lo scorso febbraio per la Navarra Editore, sintetizza perfettamente il contenuto dell’opera e l’inclinazione assolutamente outsider dell’autore. Attraverso l’originale scelta del layout, con una storia raccontata a metà strada tra la poetica narrativa di Raymond Carver e il piccolo affresco di vizi e peccati da grande metropoli suburbana alla Bret Easton Ellis, Cataldi ci trascina in un vortice di immagini e sensazioni, talvolta lisergiche, senza lasciarci il tempo di prendere fiato, senza la possibilità di soffermarci su particolari che, ad una seconda lettura, ci saltano all’occhio inaspettatamente. "A passi rapidi" è un noir senza la pretesa di volerlo essere a tutti i costi, dove la storia, ambientata in una Palermo che potrebbe benissimo essere una metropoli qualunque, sembra raccontarsi da sola attraverso un vero e proprio flusso di coscienza. E’ un romanzo degno di adattamento a graphic novel, suggerito, peraltro, dalla bella copertina di Mauro Maraschi, che tanto ricorda Frank Miller e Corrado Roi, o a short feature, segno della molteplicità di interessi, dalla musica, alla letteratura, fino al cinema e alla fotografia, che Cataldi coltiva senza ostentazione, né forzata attitudine. Di questo ed altro, parliamo direttamente con lui.

 Il tuo romanzo sta riscuotendo parecchi consensi: è asciutto, diretto e ci dice molto circa la tua cultura musicale.
“In effetti, il libro rompe parecchio con gli schemi convenzionali, il richiamo costante alla musica, soprattutto di nicchia,  sicuramente lo rende un prodotto dal target limitato. E’ improbabile, per chi non conosce un determinato genere musicale, potersi riconoscere in certe atmosfere. E’ pur vero, però, che la finalità di questo romanzo è anche quella di trasmettere il mio bagaglio musicale anche a coloro che non hanno mai ascoltato la mia musica”.

Dunque, la musica è l’ingrediente principale del tuo romanzo?
“Indubbiamente. Il romanzo ha un linguaggio musicale, fatto di frasi stringate che lo rendono molto coinvolgente. Trascina il lettore al punto da sviarlo da alcuni particolari che , se si ha la capacità di non leggere precipitosamente, stanno lì, pronti per essere colti”.

Il tuo stile ricorda, in parte, certi scrittori minimalisti americani , che ne pensi?
“Non ci ho pensato, leggo di tutto, non amo le etichette, e, anzi, per dire la verità, se devo accostare il mio romanzo a qualcosa di famoso, mi viene in mente il cult movie, Fuori Orario di Martin Scorsese, dove tutto accade in una notte, quasi come nella mia storia”.

La tua storia è una sorta di noir che si svolge da un’alba all’altra, in un notturno palermitano.
“Intanto, non si tratta di un noir in senso stretto, all’interno della storia avviene un omicidio/suicidio, non pensato fin dall’origine, il tutto si sviluppa e si dipana in modo casuale. Lo si potrebbe definire, piuttosto, un noir romantico. La città, in cui è ambientata la storia, è Palermo, ma potrebbe trattarsi anche di un altro luogo. L’idea nasce da tante strade percorse a piedi”.

Com’è questa Palermo del tuo romanzo?
“E’ una città che, specie di notte, ha un fascino particolare. Luci e ombre tra i monumenti le conferiscono grande atmosfera. Ho voluto scrivere senza far uso di luoghi comuni, per darle una dignità da metropoli evoluta”.

Lo si potrebbe definire un atto d’amore..
" Mi piace l’idea di dare una visione positiva della mia città, anche se sappiamo bene che molte cose non vanno. Amo Palermo per la sua unicità, ma dovremmo rimboccarci le maniche per avviare un reale processo di miglioramento. Questa città ha bisogno di progredire, poiché vive di troppe lacune stratificate nel tempo. La maggior parte dei cittadini soffre questo stato di abulia, ma, d’altro canto, non c’è neppure amore per la salvaguardia della cosa pubblica”.

Sei anche autore di Amnésie blanche, racconto presente nell’antologia Pazzità, sempre della Navarra. Come nasce l’amore per la scrittura?
“Il racconto, contenuto in Pazzità, è un lavoro più onirico rispetto al romanzo. Amo scrivere, comunicare. Ne sento il bisogno, quasi fosse un processo catartico. Mi sento come un contenitore che necessita di essere svuotato”.

Dopo questo romanzo?
“Ho in cantiere altri lavori.  Amo i racconti brevi e ne ho già alcuni scritti. Devo solo sistemarli e accorparli, nell’attesa di una nuova pubblicazione”.


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