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La lettera

Ecco il testo integrale della lettera
aperta inviata da Saverio Romano


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, Politica
“Qualche giorno fa il capogruppo del PD all’ARS on Cracolici ha chiesto ed ottenuto che fosse convocata l’assemblea perché Lombardo – accusato di concorso esterno in associazione mafiosa – riferisse in Aula. Sappiamo ad oggi che Lombardo ha appreso dell’indagine dai giornali e che solo successivamente ha saputo per vie informali (comunicato stampa) che la DDA di Catania ha indagato e sta indagando sul suo conto. Lo sa anche Cracolici, ma egli, memore della tradizione del suo vecchio partito, chiede il processo di autocritica, da svolgersi non già in sezione - mancando il requisito di iscritto al suo partito da parte di Lombardo - ma in Parlamento, solennemente e pubblicamente. Mi permetto di osservare che nemmeno i più irriducibili giustizialisti hanno mai chiesto al Presidente del Consiglio Berlusconi di riferire in Parlamento delle sue vicende giudiziarie che, come è noto, sono tante e qualitativamente rilevanti. Del resto se Lombardo non conosce nulla della sua indagine cosa dovrebbe riferire in Parlamento? Ma prima ancora di questa semplice domanda voglio subito dire come la penso, prescindendo da una valutazione che ho già espresso come mio personale convincimento: Lombardo non ha nulla a che vedere con la mafia! L’affermazione di cui sopra si lega perfettamente con la logica di chi crede che comunque nessuno – né il PD né l’ARS – può sostituirsi all’organo inquirente, che deve svolgere serenamente il suo lavoro, considerando Lombardo innocente fino a prova contraria, con sentenza definitiva. Ma se Lombardo, come ha già annunciato, si sottoporrà alla canea dell’autocritica in Parlamento, dovrà intanto allontanare l’ombra della collusione mafiosa, parlando della sua azione di “contrasto” alla mafia. Dirà che l’ha contrastata con la legge di riforma della sanità, ma qualcuno obietterà che ha penalizzato il pubblico privilegiando la lobby delle cliniche private, non sempre in mano a soggetti adamantini; dirà di avere bloccato la gara per realizzare i termovalorizzatori ma altri obietteranno che ha soltanto fatto come Pilato, lasciando all’ARRA la responsabilità di rescindere i contratti, oppure che ha bloccato gli inceneritori per far riaprire le discariche, da sempre appannaggio della criminalità organizzata; e dirà ancora di avere fatto approvare la legge di riforma degli ATO e lì sarà facile obiettare che il danno prodotto dagli ATO era figlio di una politica clientelare che lo ha visto spesso protagonista. Insomma, parlerà di tutto ciò che potrà dipingerlo come amministratore attento ed impermeabile agli interessi mafiosi e probabilmente il suo racconto dovrà necessariamente far emergere i cattivi, coloro che lo hanno contrastato politicamente e non solo politicamente, coloro che hanno, ovviamente A SUA INSAPUTA, negli anni passati costruito una collusione sistemica della politica e delle istituzioni con la mafia e che oggi si prodigano utilizzando carabinieri e magistrati per defenestrarlo da palazzo d’Orleans. Dirà immagino tante cose che, se rilevassero profili di interesse penalmente rilevante, andrebbero denunciate nei modi e nelle forme di rito. E poi, infine, un ordine del giorno dirà se “colpevole o vittima” no, non è un lapsus, proprio “colpevole o vittima” non “innocente” perché certa politica oggi si sostituisce ai magistrati per emettere sentenze definitive di condanna, i giustizialisti appunto, oppure altri, che potremmo definire pressappochisti, per celebrare il presunto torto subito dalla vittima. I garantisti infatti non votano un ordine del giorno per sostituirsi all’organo inquirente ed allo stesso tempo restano convinti dell’innocenza sino a prova contraria della sentenza definitiva, senza chiedere impropriamente discolpe, senza cadere da utili idioti nella trappola del pressappochismo. C’è il bilancio da votare per assicurare stabilità alla istituzione e garantire gli interessi dei siciliani; c’è una crisi politica senza precedenti che richiede – solo per quello – il ritorno alle urne. Tutto il resto è manfrina di chi ha trovato, gratuitamente, una poltrona e non intende mollarla, è l’ansia di avere assoluzione mediatica a risarcimento della stessa condanna, è voler nascondere al più presto la polvere sotto il tappeto, per dare all’oggi la possibilità di esorcizzare lo ieri, ora, subito, e poi di nuovo tutti a galleggiare, mentre la Sicilia affonda”.

on. Saverio Romano, Responsabile nazionale Organizzazione UDC e segretario del partito in Sicilia


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