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Livesicilia e gli scrittori emergenti

Le storie urbane di Locatelli


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alessandro locatelli, topografie
di MARIA PERITORE In una Mondello senza sole, dal lungomare deserto, la vetrina della libreria di Valdesi  fa bella mostra, tra le varie proposte, di qualche titolo nuovo, anche dell’ennesimo scrittore appetibile dalla copertina ruffiana. Dentro la libreria, un uomo corpulento e barbuto sta parlando al telefono. E’ Alessandro Locatelli, palermitano, classe 1969, autore di una gustosa raccolta di storie urbane (Topografie di storie passate, Gaefra,1999), e di due originali racconti noir, contenuti nelle antologie del mistero Duri a morire (D.Flaccovio, 2005)  e  Palermo, geografie del mistero (G.Perrone, 2009), che lo hanno posto all’attenzione degli addetti ai lavori, annoverandolo tra gli scrittori emergenti più interessanti del panorama cittadino.
Carattere estroverso, dotato di una sottile ironia e arguzia, Locatelli possiede una cultura vastissima, maturata anche dall’attenta osservazione dei fenomeni riguardanti la letteratura contemporanea sempre più ricca di codici contaminati e di spiriti versatili.
Lo si può definire uno scrittore palermitano per l’attitudine di alcuni  suoi personaggi ad affrontare le situazioni in modo fatalistico, ma lui stesso afferma di voler provare ad essere uno scrittore italiano nella metrica e nello stile narrativo.
Palermo è il luogo, o l’altrove in cui ambienta le sue storie. Così è anche per l’ultimo romanzo La casa dei muri parlanti, in uscita a maggio per la Morganti editori.
Tra gli scaffali colmi di libri, provo a scambiarci due chiacchiere.

Cosa si prova ad essere uno scrittore emergente?
“Io, più che altro, mi definisco uno scrittore annaspante, almeno fino a quando non uscirà il mio romanzo”.

Qual è il sentimento di chi scrive a Palermo?
“Qui si ha sempre la sensazione di trovarsi in periferia, in un’area marginale rispetto a tutto il resto”.

Sei solito ambientare i tuoi racconti a Palermo.
“Ambiento le mie storie a Palermo perché è la mia città e la conosco molto bene. Non ho mai vissuto altrove per tanto tempo. Trovo Palermo interessante per alcuni aspetti, per altri mi infastidisce”.

Quali aspetti?
“Palermo è una città ricca di bei luoghi, ma si è andata sviluppando male sul piano urbanistico. E’ una città particolare, ma contraddittoria. Non la ritengo del tutto solidale, ma, se ti succede qualcosa per strada, trovi sempre qualcuno pronto ad aiutarti. Qui non si corre il rischio di morire di fame”

Com’è la Palermo dei tuoi racconti rispetto a quella in cui vivi quotidianamente?
“La Palermo delle mie storie è decadente e malinconica. Ultimamente trovo la mia città piuttosto triste e rassegnata, indipendentemente dalla politica della giunta comunale”.

Come mai tanti scrittori noir a Palermo?
“Indubbiamente l’ondata di successo creata da Camilleri e Piazzese ha favorito questo fenomeno”.

 Palermo ha dei luoghi noir?
“Sì, mi capita spesso di passare per certi posti e l’ispirazione è tale che mi scrivo in testa un intero romanzo. Un giorno, passando per Villa Belvedere, ho tratto lo spunto per La casa dei muri parlanti, un romanzo noir, incentrato su una fosca storia familiare. Palermo, sotto questo aspetto, è un set cinematografico ideale”.

Chi è lo scrittore che ami particolarmente?
“Ne nominerò uno morto da tempo, così non si offende nessuno. Si tratta dello scrittore palermitano Angelo Fiore che, sebbene sia un autore molto complesso, ammiro per lo stile della pagina e per la sua vita bizzarra. Ho già in mente di scrivere qualcosa su di lui”.

Progetti futuri?
“Uno dei prossimi progetti riguarda una guida della città vista dalla bicicletta”.


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