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Rosa sconfitti a Catania

Maxi Lopez, mini Palermo


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Maxi Lopez

Maxi Lopez



Ragazzi, deve esserci stato uno sbaglio in questa tragicommedia dal titolo “Tre punti per la Champions”. Forse uno scambio di maschere, di vestiti. Perché l’abbiamo capito benissimo che al “Massimino” di Catania, i padroni di casa hanno indossato per burla la casacca e gli ottimi istinti dei rosanero, lasciando al Palermo una divisa da squadra di bassifondi. Oppure è stata la fame a scavare l’abisso. Lo stomaco vuoto dei poveri che intendono azzannare il mangime per la salvezza ha prevalso sul languorino per la Champions, sull’appetito per l’Europa. Insomma, qualcuno ci spiegherà questo rovesciamento del mondo noto. Perché il Catania ha giocato da grande, mentre la “presunta grande”, il Palermo di Delio Rossi ha fallito l’ennesimo appuntamento col destino? E non si parli più soltanto di complotti, per carità, di arbitri doriani o di Juve. I rosa visti alle pendici dell’Etna hanno mostrato limiti profondi e invalicabili, tare strutturali. La timidezza, se volete o come cavolo si chiama, l’incapacità di afferrare per il bavero la sorte e condurla a piacimento al traguardo.
E così, dalla foschia del derby è sbucato fuori tale Maxi Lopez, uno buono per le foto da parrucchiere, con una moglie perfino più buona di lui. Lopez prima ha approfittato di una “Gojonata” del friabile rumeno messo lì a presidiare il fortino panormita. Fuga, diagonale e gol.  Qualche minuto dopo, sfruttando un ron ron di bradipo Liverani, il biondocrinito Maxi è arrivato puntuale sullo scatto con assist di Martinez. Due a zero. E lì si è capito che lo sfiatato Rossi team osservato al “Massimino” mai avrebbe sollevato dalle sue gracili spalle quel doppio macigno.
Più ardimentoso, più di corsa il Catania di Sinisa che è un grande antipatico, ma è pure uno che sa sistemare in campo una squadra di zanne, capace di innescare i colpi di classe dei suoi radi solisti. Il Palermo si è specchiato in un calcio danubiano d’altri tempi. Una sconcertante ruminazione di tocchetti che ha prodotto errori in quantità, una manna dal cielo per il branco a protezione del centrocampo rossazzurro.
Nel secondo tempo, perlomeno si è visto un po’ di orgoglio. Cavani si è divorato due gol, secondo consuetudine. Un irritante Miccoli è stato sostituito da un più acconcio Hernandez, Liverani si è accomodato in panchina, per smaltire i residui del letargo. Con due colpi di mazzuolo mastro Geppetto Rossi ha ridato un pizzico di vigore al suo Palermo-Pinocchio, incapace, però,  di mantenere le promesse di rinascita. Infatti, a parte due parate di Andujar su Edi, sono stati i dirimpettai a sprecare più di un gol in contropiede.
E’ finita come doveva finire. Quando un uomo col fucile – è la legge di Sergio Leone – incontra un uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto. Quando una squadra di plebei affamati incontra una squadra di gentiluomini in vacanza, è piuttosto facile indovinare chi sarà divorato.

Catania-Palermo 2-0 (2-0)

Catania: Andujar, Alvarez, Silvestre, Terlizzi (44' st Spolli), Capuano, Izco, Biagianti, Ricchiuti (27' st Sciacca), Martinez (35' pt Ledesma), Lopez, Mascara. A disp. Campagnolo, Potenza, Bellusci, Morimoto. All. Mihajlovic.

Palermo: Sirigu, Cassani, Kjaer, Goian, Balzaretti, Migliaccio, Liverani (17' st Bertolo), Noverino, Pastore (44' st Budan), Cavani, Miccoli (25' st Hernandez). A disp. Benussi, Calderoni, Blasi, Celustka. All. Rossi.

Arbitro: Tagliavento.

Marcatori: 14' e 32' pt Lopez.

Ammoniti: Balzaretti, Silvestre, Liverani.


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