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Il personaggio amaranto

Corradi, può far male l’attaccante-modello


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Bernardo Corradi, calcio, corradi, Elena Santarelli, reggina, serie a, Sport
Chiamarlo bomber sarebbe un’offesa per i bomber veri, perché nel suo campionato di massimo fulgore Bernardo Corradi, attaccante della Reggina, ha segnato 11 gol: giocava nella Lazio allenata da Mancini che conquistò l’accesso alla Champions arrivando quarta.

Sponde, spizzate e “sportellate” sono la sua religione, da quando esplose nel Chievo di Del Neri, che lo coccolava chiamandolo “il mio Bierhoff”. Magari non segnava troppo, faceva il centravanti-boa, prendeva le botte col sorriso sulle labbra. La consacrazione alla Lazio lo proiettò nel febbraio 2003 nella nazionale di Trapattoni, assieme a un altro debuttante, un certo Miccoli; meno di due anni prima i due, il lungo e il corto, si sfidavano in B, uno al Chievo, l’altro alla Ternana.

Quanto è lontana l’effimera stagione azzurra, adesso. Nel pessimo avvio di stagione della Reggina, Corradi ha provato a tenere su la baracca, con gli unici due gol amaranto, ha il carisma che fa la differenza in mezzo al temperamento di tanti compagni e al talento di pochi, Brienza su tutti. Sebbene con numeri altalenanti ed esperienze discutibili (in Spagna col Valencia e in Inghilterra al Manchester), Corradi ha sempre risposto con professionalità e sul campo a chi lo critica per i “lustrini” in cui nuota. È uno dei bellocci del calcio italiano, uno dei capostipite di quell’ibrido chiamato attaccante-modello. I maligni dicono addirittura che facesse il cubista da giovanissimo, nelle discoteche di mezza Toscana. Ma queste sono davvero leggende metropolitane. Quella vera è la fama di rubacuori. Nella bacheca dei suoi flirt passati ci sono Anna Falchi e Giorgia Palmas, da alcuni mesi mamma di Sofia, figlia dell’ex rosanero Davide Bombardini. Da qualche anno fa coppia fissa con Elena Santarelli, volto di Mtv, ex naufraga dell’Isola dei Famosi, protagonista di un paio di calendari bollenti. E in estate fanno la gioia dei paparazzi da Formentera.

Eppure Bernardo a Siena è per tutti “Corradi del Bruco”, dal nome della sua contrada, una delle diciassette della cittadina. La contrada è una seconda famiglia, lì ci sono i suoi amici di un vita, Pancho, Marco, Roberto e Francesco, e Corradi è visceralmente legato alle origini di contradaiolo ed è anche appassionato del Palio. Ritorna spesso a casa, dal babbo Gabriele, mamma Sandra e dal fratello Jacopo. Se non si è perso tra le pieghe dello show-biz è perché non ha dimenticato da dove viene: cresciuto nei dilettanti del Rosìa di Siena, imboccando i vicoli calcistici di Poggibonsi, passando da una squadra che si chiamava Mobilieri Ponsacco, prima di arrivare alla gloria a Verona, nella città di Giulietta e di Catullo. Del poeta latino ricorda certi versi a memoria e ogni tanto li tira fuori dai bauli della memoria del liceo classico che ha frequentato. Il guaio, per le difese avversarie, è quando è in giornata, tira fuori il tiro giusto o un colpo di testa velenoso. È un guaio quando sta bene ed è incontenibile, e il Palermo non deve perderlo di vista. Carrozzieri e Bovo gli leghino braccia e gambe, se necessario. Resti a bocca asciutta, Corradi. E tornando a casa, si accontenti d’essere consolato dalla Santarelli.


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