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Partito democratico

Il siciliano Raciti
verso la guida dei giovani


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Nella terzina c'è anche lui, e del resto non sarebbe potuta andare diversamente. Perché Fausto Raciti, 24 anni di Acireale (anche se sulla carta d'identità c'è scritto che è nato a Ragusa), nei Giovani del Pd c'era entrato da protagonista, con l'incarico di presidente nazionale della Sinistra giovanile, i giovani diessini: adesso, alle primarie per l'elezione del leader del nuovo movimento che si terranno il 17 e il 18 ottobre, Raciti dovrà vedersela con Giulia Innocenti, la candidata radicale, e col bresciano Dario Marini, ma le indiscrezioni della vigilia lo danno come grande favorito.

Frutto del sostegno di molti dei big della formazione veltroniana, a partire dall'ex segretario dei Ds Piero Fassino, ma anche di una carriera politica iniziata prestissimo e passata dalla guida di Studenti di sinistra, l'organizzazione studentesca della Quercia. “Ma io – mette le mani avanti il politico in erba di Acireale – delle primarie non parlo. Sono uno dei candidati, ecco”.
Giusta prudenza da politico navigato, vabbene. Ma i giornali sussurrano anche di un braccio di ferro con Pina Picierno, il ministro-ombra delle Politiche giovanili, per chi deve dare la linea ai giovani del Pd.
“Non c'è nessun braccio di ferro: la linea la dà lei, io la sostengo e la rispetto. Anche perché il compito di un'organizzazione giovanile non è solo occuparsi di politiche giovanili, ma occuparsi di politica tout court. Siamo chiamati a portare un pezzo di una generazione dentro il Pd”.
Ecco, uno dei temi è sicuramente questo. In Sicilia si parla da tempo di rinnovamento della classe dirigente, ma a parte qualche eccezione l'età dei leader è ancora abbastanza alta.
“La strada del rinnovamento non è semplice. Non basta un congresso, non basta neanche rinnovare anagraficamente l'età dei quadri dirigenti e dei parlamentari. I giovani andranno avanti davvero quando avranno consenso, o meglio gli strumenti per costruirselo. Serve ancora questo, al partito”.
Sintetizzando, si può dire che Fausto Raciti reclama più spazio per i giovani nelle liste?
“Lo spazio per le candidature ci vuole, ma da solo non basta. Sono preoccupato perché i processi di rinnovamento rischiano di arenarsi, o peggio rischiano di essere punti di arrivo, non di partenza. Almeno alle Politiche, del resto, nessuno di noi ha avuto la possibilità di confrontarsi con le urne”.
Già, le elezioni. In Sicilia per il Pd sono andate malissimo. Che valore aggiunto può dare un siciliano alla guida dei giovani democratici?
“Per il Partito democratico la Sicilia, con il profondo Nord, è una delle aree più difficili. Qui si giocano partite importanti, si determinano equilibri nazionali. Dopo le Regionali il Pd deve cercare di evitare la marginalità, mettendo in campo una nuova classe dirigente, costruendo consenso, aggregando la gente intorno a un'idea di Regione che vogliamo”.
Ad esempio proponendo cosa?
“Cominciando a rimettere al centro alcuni temi spariti dall'agenda politica. Lombardo ha costruito il proprio programma su un'idea di autonomia che definire distorta è un eufemismo. È un'autonomia che ha creato semplicemente dissesti finanziari. Siamo all'alba dell'apertura dell'area di libero scambio euromediterranea, ma ancora non si parla di questo: non ci sono infrastrutture, l'industria boccheggia perché anche le esperienze più positive nate negli ultimi 15 anni trovano che la delocalizzazione sia più conveniente dell'investimento. La Sicilia, oggi, si limita a produrre potenziale classe dirigente che poi viene costretta a emigrare: bisogna invertire questo processo”.
Uno dei temi caldi, al momento, è la riforma della scuola. Un progetto contro il quale i giovani del Pd si sono scagliati con veemenza.
“L'idea della Gelmini è diversa da quella di Letizia Moratti. La Moratti aveva una visione aziendalista, vedeva la scuola come una delle agenzie formative. Il progetto Gelmini è più pericoloso: è un modello profondamente conservatore, superato dal punto di vista pedagogico. Affonda le radici in una visione sbagliata: il problema della scuola italiana non sono i bulli, la scuola oggi continua a fotografare le differenze sociali cristallizzandole”.
L'altro ministro di vostra competenza è Giorgia Meloni. Che fino a qualche anno fa, da leader di Azione Giovani, era la vostra omologa a destra.
“Premessa: sono molto contento che Giorgia Meloni sia ministro, è giusto che la classe dirigente si rinnovi. Ma ad oggi delle politiche giovanili semplicemente non c'è traccia. Bisogna riparlare del welfare per le nuove generazioni, del quale Prodi aveva gettato le basi. Ma al momento aspettiamo ancora che il ministro batta un colpo”.



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