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Caterina Mangiaracina

Ex ambasciatore
in Libano:
“Demistificare l’idea
di guerra santa”


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Giuseppe Cassini, intercultura, mazara del vallo, seminario, sponde 2000
Individuare e mettere in campo strategie di pace. E’ questo il tema che ieri è stato al centro dei lavori di Sponde 2008, il seminario di studi sul dialogo interculturale che si sta svolgendo in questi giorni a Mazara del Vallo, nel Trapanese.

La giornata si è aperta con l’intervento di Xaviere Ulysse, direttrice dell’Università d’estate Euro Mediterranea: “E’ necessario darci un metodo – ha detto - che conduca alla pedagogia della pace, alle istituzioni al servizio della pace”. Un percorso virtuoso che partendo dai fondamenti filosofici, tanto occidentali quanto orientali, determini un metodo, ripetibile, ripercorribile in ogni regione del mondo e che fondi una “scienza della pace”. Giovanni Moschetta, presidente della associazione Euro-Mediterranea “Società Civile” di Pescara, ha poi indicato nello sport “uno dei veicoli pedagogici da utilizzare come strumento di penetrazione culturale per la diffusione di una idea di pace comune”. Giuseppe Cassini, ex ambasciatore d’Italia in Libano, citando alcuni storici, ha invece offerto alla riflessione dei dati particolarmente interessanti. A partire da quello che riguarda il ‘900, il secolo breve delle due guerre mondiali, in cui sarebbero stati calcolati solo 14 anni senza conflitti. In 5 mila anni di storia, cioè da quando ci sono testimonianze storiche scritte, un ricercatore ha calcolato che ci sono stati nel mondo 14 mila e 600 conflitti documentati, pari a tre conflitti ogni anno. “Il diritto di guerra islamico – ha spiegato Cassini – con molto realismo ha coniato il termine udnha, tregua, per individuare un periodo di pace tra due guerre. Esiste poi il termine udhna awila, cioè tregua lunga. Ecco, come diplomatico sarei fiero del successo se si creassero ovunque condizioni di tregua lunga”. E per Cassini, “per costruire la pace dobbiamo cominciare con il demistificare l’estetica della guerra, quel concetto che deriva dalla cultura greco-romana, sulla bellezza delle guerra. Le parole più sagge contro l’estetica della guerra sono state pronunciate da Erasmo da Rotterdam: dulce bellum inexpertis. La guerra è bella solo per chi non la conosce”. Occorre però operare un’altra demistificazione: quella che riguarda la guerra giusta o la guerra santa. “Giovanni Paolo II ad Assisi – ha concluso l’ex ambasciatore - ci ha consegnato questo precetto: non ci sono guerre sante, solo la pace è santa. Vediamo dunque, come fare insieme passi avanti, e dopo la demistificazione è necessario lavorare alla prevenzione dei conflitti”.


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